Vinolionovo 2014: la qualità al tempo dei cambiamenti climatici

Posted by on Nov 27, 2014 in Contemporaneo globale, Territorio e passato | 0 comments


Dall’olio extravergine d’oliva, sempre più raro, costoso, di sapore diverso, messo a rischio dall’invasione delle mosche olearie; alle altre eccellenze enogastronomiche che rendono l’Italia famosa e apprezzata nel mondo. Prodotti e produttori, novità, sfide e orizzonti che cambiano nell’edizione 2014 di Vinolionovo, la mostra mercato dei prodotti di qualità che a Stia (AR) ha celebrato il proprio decennale e il record di presenze. 
Vinolionovo 2014

Vinolionovo 2014, Stia, Museo della Lana

Vinolionovo, a Stia, ha portato nei locali del Museo della Lana (nell’edificio che a fine Ottocento era uno dei lanifici più grandi della Toscana) le eccellenze enogastronomiche che fanno grande l’Italia. “Prodotti, produttori e consumatori non sono mancati all’appello anche se è un anno difficile – spiega Giuliana Fani, da tre anni curatrice dell’esposizione per l’associazione vbc Arnopolis. E’ lei che ci ha guidato fra gli stands della mostra mercato dei prodotti di qualità, che è giunta al decimo anno e ha registrato un bel record di presenze.

La manifestazione del 2014 ha avuto grandi novità rispetto alle edizioni precedenti, ci sono stati espositori provenienti da varie zone dell’Italia. – spiega Giuliana Fani Per la prima volta è stata presente la Sardegna, con il vino Canonao e formaggi tipici. Dal Lazio, con vino, olio, mozzarella di bufala e lo yogurt di bufala. E anche dall’Abruzzo. Le altre aziende sono tutte toscane, prevalentemente delle province di Arezzo, Firenze e Siena. Negli spazi collaterali hanno trovato spazio anche artigianato, mostre fotografiche e di pittura delle associazioni e delle scuole locali. “E’ stato importante il patrocinio che ci hanno dato il comune di Pratovecchio Stia, la Regione Toscana,  la Provincia di Arezzo, e l’Ente Parco nazionale delle Foreste casentinesi, Monte Falterona e CampignaGrazie a loro siamo riusciti a fare anche più promozione”.

Nel giorno dell’inaugurazione c’è stato anche un convegno che ha affrontato i problemi del settore: erano presenti  Tullio Marcelli, presidente Coldiretti ToscanaChiara Innocenti, presidente CIA sezione di Arezzo, ed alcuni produttori locali. Hanno parlato di “eticità del vino e dell’olio“. Nell’anno più nero per l’ “oro giallo”, i massimi rappresentanti delle categorie agricole hanno aiutato i consumatori ad orientarsi, informandoli su come si può riconoscere un olio buono quando si va ad acquistarlo in un negozio.

LE NOVITA’  

In vetrina ad Olionovo 2014  ci sono state diverse novità che hanno confermato il valore di questo appuntamento della provincia aretina diventato nazionale. Per la prima volta è stato presente il vino Nobile di Montepulciano, con la cantina Gattavecchi e Poggio alla Sala, una delle più antiche della Toscana.

Da Frosinone e Latina sono arrivate le aziende associate all’Uimec Uil che hanno presentato ai casentinesi il loro fiore all’occhiellolo yogurt di latte di bufala. Si è rivelato fra i prodotti più assaggiati, facendo bella mostra di sè su un tavolo opulente nella versione “yogurt bianco” e in quella variegata alla frutta. “E’ tutto latte derivato dalle bufale che alleviamo in azienda, con cui produciamo formaggi, mozzarelle, e appunto, il nostro vanto: lo yogurt. – hanno spiegato due dei produttori- il latte di bufala ha caratteristiche organolettiche differenti da quello di mucca. E’ un prodotto più ricco in proteine, nel sapore, e anche in grassi: sono presenti attorno all’8.50-8.60, ma sono grassi molto meglio digeribili rispetto a quelli del latte vaccino. La percentuale di grassi insaturi presenti è molto più alta. Come proteine siamo al 5%, che è la parte migliore di ogni formaggio”.

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L’OLIO D’OLIVA AI TEMPI DELLA “MOSCA”. La voce dei produttori.

Nel loro gergo i produttori la chiamano semplicemente “la mosca”. Come il racconto di Longelaan e il film di Cronenberg. Dobbiamo dire che i danni che l’invasione anomala della Bactrocera Oleae ha portato nelle produzioni sono quasi di pari portata allo scenario orrorifico dell’opera letteraria, stando alle testimonianze che abbiamo raccolto fra gli stand. La mosca dell’olivo ha “mangiato” ettari di olivi in Toscana. Ha messo in ginocchio piccole e grandi aziende indistintamente. Lascia i produttori inermi. Mette il loro ingegno, la scienza e la tecnica, ma anche l’ economia e il mercato, a durissima prova.

Stefano Cecconi è uno dei titolari dell’azienda agricola “Le Felci”, a conduzione familiare, nel comune di Montespertoli, e di una cantina a pochi passi dal centro di Firenze. Sebbene la sua produzione si qualifichi per il vino, il Chianti Vergignolo, presente e ben declinato in file variegate di bottiglie e di annate, alla fiera di Stia ha portato anche l’olio: poche bottiglie, di varia capacità, sistemate in alto in una sezione dello stand come pietre preziose in uno scrigno.

E’ stato un anno difficile questo per l’olio…

“Sono svariati anni in cui la mosca si fa sempre più viva. Io sono in una zona un po’ più fortunata. Sono protetto per il fatto che ho un bosco dietro gli oliveti che protegge un po’ dalla mosca e dai venti del sud. La mosca di solito si manifesta due volte l’anno. I primi di luglio e i primi dieci giorni di agosto. Quest anno abbiamo avuto tre attacchi, che hanno portato alla perdita di almeno dell’80% della produzione del’olio. Le olive che abbiamo utilizzato sono sicure, indenni, perchè quelle colpite dalla mosca sono cadute e inutilizzabili”.

Come state fronteggiando la situazione?

“Che dire: alla fine dell’anno conteremo di quanto è stata la perdita rispetto a quello che è stato il guadagno. Purtroppo per realizzare qualcosa quest anno l’olio andrebbe venduto intorno ai 35 euro. Pensi che per una bottiglia da cinque litri occorrono almeno ventisette piante. Ogni pianta ha prodotto 120 g di olio, quando si pensa che un buon potatore che deve lavorare sugli olivi vuole almeno 8-9 euro a pianta solamente per potarla, perciò… i conti sono chiari. Quest’anno l’olio è proprio l’oro giallo”.

Quanto i parametri che un prodotto di qualità deve necessariamente rispettare sono un vantaggio o un ostacolo in questa situazione?

“La garanzia totale che l’olio prodotto non sia contaminato dalla mosca non può darla nessuno se non il produttore. E anche il produttore, nello stesso tempo, non è detto che possa garantire. Lo facciamo a livello di analisi. Le analisi sono buone ma non ottime. Anche noi abbiamo avuto acidità, attorno a 0,55 contro lo 0,05 che abbiamo di solito. Undici gradi in più di acidità sono tanti. I perossidi, le sostanze che permettono all’olio di durare nel tempo, si mantengono bene, attorno al 5 o 6, in una scala di venti. Si presume, perciò, non che possa durare negli anni, ma che possa mantenersi almeno nell’anno. E’ un olio dunque da consumare in tempi rapidi, non è da conservare”.

A questo punto come vi state organizzando per tutelare la raccolta del prossimo e dei prossimi anni?

“Purtroppo sta al tempo, sta alla natura. A sgominare questi insetti nocivi ci deve pensare il tempo, non noi. Una bella ghiacciata, un bell’inverno rigido ci aiuterebbero parecchio…”

Le condizioni climatiche del 2014 non sono state ottimali neanche per il vino. “E’ stata una vendemmia molto difficile. - spiega Giulio Petri della cantina Gattavecchi/ Poggio alla Sala – Le grandi aziende come la nostra hanno cercato di fare una selezione molto particolare, specifica, soprattutto in pianta. Alla fine siamo riusciti a portare l’uva asciutta e sana in cantina“.

E’ stato un “tutto è bene quel che finisce bene” anche per quanto riguarda l’olio?

“Affatto. Per quanto riguarda l’olio, nella zona di Montepulciano e nel senese c’è stato addirittura un 93% di produzione in meno. Questo ha giocato molto negativamente, dando un olio sì buono, ma non di grande annata”.

Come avete fatto fronte a questi danni?

“Abbiamo risposto a questa situazione in modo molto semplice. Soprattutto i produttori, fratelli, i miei cognati. La famiglia Gattavechi ha cercato di rilanciare più possibile il vino, il prodotto che è la loro eccellenza, producendo nuovi vini che siano più vicini alle tasche degli italiani. Come il Quotidiano. Vini più economici, ben selezionati, con prezzi più contenuti. In questo modo continuiamo a vendere, e ad esportare il marchio e il cognome della famiglia stessa”.

Il futuro?

“Prepararsi a consumare olio e vino dal sapore molto diverso rispetto a quello a cui siamo abituati”.

Mariella Dei

Stia, Vinolionovo 2014

Lando a Vinolionovo 2014

anche Dante Alighieri a Vinolionovo 2014