TAENA e ROSINA: paesi da leggere come un libro

Posted by on Nov 12, 2014 in Contemporaneo globale, Territorio e passato | 0 comments


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le rondini a Taena (Chitignano, Ar)

Fontanili che restituiscono statuette etrusche. Scritte misteriose sulle pietre di una casa del Settecento che, nonostante tanti studiosi ci abbaino provato, ancora nessuno ha saputo decifrare. Sono le storie eclatanti che raccontano Taena e Rosina (paesi del comune di Chitignano, Ar), ma non ne sono l’unica attrattiva. La pace e l’isolamento cari al letterato Ubaldo Pasqui, che si scelse la dimora quassù, a circa novecento metri di altezza, non devono stordire, nè disorientare. E il culto di Santa Margherita, materializzatosi nell’omonima piccola e preziosa “cattedrale” di campagna, diventa la chiave di lettura, il minimo comun denominatore, di almeno otto secoli di tradizioni locali. Ad ogni passo c’è una scoperta. E attorno, c’è tutta “l’architettura del paesaggio” che, dagli Etruschi ai mezzadri qui stanziali fino al secolo scorso, hanno dettato a colline, torrenti e piagge per sopravvivere della loro ricchezza rigogliosa.

A Taena c’è anche una panchina, in mezzo al nulla, per sedersi e per godere dello spettacolo esterno al paese: il carattere del centro abitato è lo stesso della veduta, stratificato dolcemente su pietra e terra, su verde e polvere, sia ai lati dell’antica e disconnessa via Romea che l’attraversa, sia attorno alla strada comunale, diramazione della moderna provinciale 60 che solca Chitignano. Non ci si siede lì di proposito, ma nemmeno per caso. E’ il punto in cui la campagna chitignanina diventa un unico manto, punteggiato di resti, che prosegue verso Rassina, Pieve a Socana, Poggersona, Castel Focognano, e segue il lungo corso dell’Arno. E’ la sintesi del mondo arcaico che, qualche volta, le zolle fresche di aratura restituiscono in frammenti. E’ il punto in cui, a volo d’angelo, i frammenti messi insieme e i campi, le linee sinuose, i flutti delle ginestre e del sottobosco delle alture vellutate interrompono la superficie impermeabile del Casentino, reso industrialmente produttivo e modernamente abitabile dal cemento del Novecento. 

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Taena e Rosina sono paesi pieni di bellezza diffusa. Variano dei toni e delle forme della loro ricca storia, vissuta, incarnata, tramandata, inconsapevolmente distrutta e sostituita dai suoi abitatori. Decenni fa, fra le due frazioni, si contavano circa novecento residenti. Le loro dimore, oggi, sopravvivono grazie a chi rimane per scelta. Sono “casa” per persone, quasi tutte con lo stesso cognome, che ci raccontano la gioia del semplice, la coltivazione degli ulivi, il convivere con le frane e le interruzioni della viabilità che l’inverno e le piogge minacciano sempre e a volte concretizzano. Per altri, invece, sono l’eredità lasciata da parenti o nonni e sono diventate meta dei fine settimana o delle vacanze estive. Per altri ancora sono peso ingombrante di cui disfarsi, e sempre più spesso le foto di queste strutture di pietre assemblate o disconnesse finiscono, senza poesia e senza storia, in vendita nelle categorie predefinite degli annunci delle agenzie immobiliari, classificate per valutazione e conservazione.

Di Taena e Rosina si deve, comunque, fare esperienza diretta. Camminando. Chi si guarda intorno avrà la calma ed il piacere di leggere tutti i capitoli di un grande libro. Scritto con la propria personale sensibilità. 

Mariella Dei

Taena e Rosina (Chitignano, AR)