Stia (Ar): mare di applausi per Mustang Family, Du-Demon e il Cile

Posted by on Sep 3, 2015 in Contemporaneo globale, Territorio e passato | 0 comments


 

 

palagio club

Stia, Palagio

 

di Mariella Dei

Stia (AR), 29/8/2015.  Al Palagio fiorentino l’unica data aretina del tour di Lorenzo Cilembrini, “In Cile Veritas”, si è trasformata in una serata (applauditissima) all’insegna della varietà di generi musicali. Un evento ben riuscito, nell’ambito della notte bianca stiana, organizzato da Proloco di Stia e Go Valley.

Sul palco:

In apertura, i giovani Du-Demon: cinque ventenni, cantautorato alla De Andrè,  testi maturi, stile minimal ma elegante, ironia e divertenti episodi di salacità toscana.  Apprezzamenti per la band casentinese, composta da Marco Serrotti (voce e chitarra),  Jacopo Ciampelli (chitarra) Francesco Cappelletti (violino) Davide Boschi (cajon) Alessandro Barbaro (basso).

La conferma: il rock-metal dei Mustang.  Trenta minuti di delirio: trascinanti e carismatici. Suono pieno e variegato, atmosfere cupe, una grande voce.  Mal di esistere, evasioni psichedeliche, straniamento nei testi. Ritmi concitati, chitarre protagoniste di assoli impeccabili. Ai brani di “Guarda Avanti” si sono aggiunti gli ultimi nati (“Controvento”, “Carta straccia”), e un classico del repertorio della band stiana (“Sepolto vivo”). Simone Tilli (voce), Emiliano Berti (chitarra-voce), Maurizio Brezzi (batteria), Lapo Alterini (chitarra), Gherardo Capucci (basso): cinque anime dal background musicale diverso perfettamente amalgamate nel progetto Mustang Family.

Il ritorno de “Il Cile“.  Nato e cresciuto nell’aretino, Lorenzo Cilembrini ha la stessa chitarra e gli stessi compagni di band: Saverio Crestini (chitarra), Nicola Pasquini (basso), Marco Faralli (tastiere), Andrea Squarcialupi (batteria). Fedeli anche dopo il 2012, anno dell’esordio e della consacrazione, coincisi come spartiacque della sua carriera. Pubblico di ogni età davanti alle sue canzoni semplici e orecchiabili (non banali). Ritmi briosi un po’ alla brit pop per raccontare le pesantezze e il vuoto del quotidiano, cofanetto del dolce e dell’amaro dei giovani di provincia cresciuti assieme a lui.

Mentre trascina cori, nostalgie, retrogusti amari di delusioni adolescenziali intonando “Siamo morti a vent’anni”, Il Cile regala un aneddoto (e lezione di vita) sul brano che ha dato il titolo all’album che gli ha cambiato la vita (stampato dalla Universal): ” Quando ho proposto alla casa discografica di uscire con questa canzone – ricorda- c’è stato il panico. Ma alla fine le cose vere pagano. A piccoli passi, ma pagano“.

Nel video (trasmesso su 102tv teletruria 2, canal 87) c’è una sintesi della serata- conferma della vitalità e della validità del “sottobosco musicale” casentinese che meriterebbe molta più attenzione e visibilità nella provincia di Arezzo.

Buona visione

Mariella Dei