Siamo tutti Charlie Hebdo: orrore, indignazione e solidarietà sul web

Posted by on Jan 8, 2015 in Contemporaneo globale | 0 comments


10906182_10204344481750345_673929266434724263_n7 gennaio 2015: nel centro di Parigi, tre individui incappucciati di nero, invocando Allah e vendetta, irrompono nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo. A sangue freddo, sparano colpi di kalashnikov, centrano il direttore del giornale, i vignettisti, feriscono almeno altri undici redattori. Un agente di polizia, all’esterno, viene ripreso dalle telecamere dall’alto di un edificio mentre muore vittima di una vera e propria esecuzione da parte degli assassini. Sono le 11.30. In pochi minuti muoiono dodici persone e un giornale.

 Il 7 gennaio diventa l’11 settembre dell’Europa. Un feroce attacco frontale alla Democrazia. Negli Stati uniti, nel 2001, fu colpita l’opera architettonica che condensava i valori occidentali considerati da distruggere: l’ aereo che squarcia i grattacieli più alti, le torri gemelle abbattute, i centinaia di morti furono immagini potenti: fecero vacillare le sicurezze dell’ideologia democratica e materializzarono nel lato ovest del mondo l’incubo del terrorismo fondamentalista. A Parigi nel 2015, nel nome del fondamentalismo islamico, si elimina fisicamente chi esprime il diritto, dell’individuo e dell’Umanità, che è principio fondante della Costituzione francese e dell’articolo 21 di quella italiana: la Libertà ( di stampa, idea ed espressione).

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure” recita l’articolo 21 della nostra carta costituente.

Mentre è caccia agli attentatori, e mentre l’Europa decide che cosa fare, le piazze si riempiono di persone che impugnano matite per rivendicare la libertà di stampa, di critica e di satira.

Le voci popolari così come quelle istituzionali viaggiano sul web. Nelle dodici ore successive ai fatti, sono la solidarietà, lo sdegno, la preoccupazione  le reazioni principali, veicolate in tante forme via social media.

Le immagini dominano. Da quelle spietate, rubate durante la sparatoria nella sede di Charlie e diffuse su Facebook. Alle grafiche e alle creazioni in Photoshop: matite listate a lutto, penne stilografiche contro canne di fucile, set da scrittura che ricostruiscono il mondo.

Il quotidiano online Il Tirreno.it ha raccolto le vignette “per la libertà” http://iltirreno.gelocal.it/italia-mondo/2015/01/07/news/attentato-a-charlie-hebdo-le-vignette-di-solidarieta-1.10624101?ref=fbfti realizzate da disegnatori di tutto il pianeta in onore di “Charb”, “Cabu”,”Tignous” e Wolinski“, celebrazione della satira, della derisione punita con il sangue che vince sulla morte e la violenza. Le declinazioni varie dello slogan Je Suis Charlie in grassetto bianco su fondo nero sostituiscono i “selfies” nelle bacheche.

10361330_10204550628783548_7863563865315327457_nLe idee sono a prova di proiettile“: nelle piazze d’Europa fino a quelle dei più piccoli paesi, le iniziative a sostegno e in memoria delle vittime francesi del fondamentalismo si diramano fra inviti pubblici, personali e nei gruppi. A livello locale, partiti politici, associazioni, movimenti si sono fatti promotori, ad Arezzo, di un sit-in per la libertà di informazione ed espressione, affiancato da un  flash mob, in piazza Guido Monaco venerdi 9 gennaio alle 18.30.

I commenti scritti che accompagnano le notizie del fatto di cronaca, condivisi su Facebook, sono esternazioni di sgomento, incredulità, ma anche di volontà di dare ancora più forza ai messaggi lanciati dalle matite violentemente spezzate.

Alle scuole si chiede di raccontare, all’indomani, quanto successo nel giorno dopo l’Epifania a Parigi.

Ci sono parole di odio per gli estremisti. Invettive che sfiorano l’incitamento all’intolleranza religiosa. Anche recriminazioni alle mancate prese di posizione delle rappresentanze islamiche in Italia. Sono vari gli appelli mossi alle comunità islamiche locali di esprimersi contro l’atto terroristico, chiedendo di rompere un “silenzio assordante”.

Il pensiero, pubblicato sulla pagina di Facebook, del presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti italiani Enzo Jacopino ha generato dibattito:

“LA MORTE IN NOME DI ALLAH. Ho paura, confesso, che la follia diventi contagiosa. Quel che è accaduto a Parigi non è accettabile. E non perché siano stati assassinati dei giornalisti. E’ odiosa l’idea stessa che se qualcuno ironizza su te o sulla tua religione tu possa rispondere imbracciando un mitra. E quella esecuzione di un uomo piegato dal dolore, il poliziotto già steso sul suo sangue, è un gesto ancor più violento e folle. Nell’Italia dei complotti in tanti si chiederebbero a chi giovi tutto questo. Non all’Islam o ai musulmani. E la cosa che chiunque, dotato di un minimo di cervello, dovrebbe domandarsi. Chi c’è dietro quella follia? Quali sono gli obiettivi reali di tanto fanatismo, visto che si può escludere che in questo modo si riesca ad intimidire l’informazione? L’odio porta ad una sola cosa: le persone perbene, quale che sia la loro fede religiosa, ne pagano i dolorosi costi”.

B6wkridIEAAdItkHanno colpito un bersaglio eclatante, più eclatante dei cosiddetti “obiettivi sensibili”: un bene simbolico come la libertà d’espressione” – il giornalista Oliviero Beha introduce così l’intervento sul suo blog.

Il fotografo Gianni Ronconi (Strada in Casentino, AR), esprime i suoi interrogativi:

“Ripeto quello che avevo scritto qualche tempo fa. Ricordo ancora molto bene le manifestazioni e i disordini in tutto il mondo musulmano contro Salman Rushdie qualche anno fa che aveva scritto “Versetti satanici”. Questi disordini erano sobillati tutti i giorni, nelle loro moschee, da Iman del mondo musulmano che avevano lanciato una Fatwa, una condanna a morte, contro questo scrittore. Ora rifaccio la domanda. Come mai gli stessi Iman non lanciano la Fatwa, tutti i giorni nelle loro moschee, contro questi pazzi sanguinari che ammazzano e decapitano uomini e donne solo per il fatto che qualcuno la pensa in modo diverso? Forse molti Iman lo faranno di già, ma per ora non lo sa quasi nessuno”.

C’è anche chi ricorda aneddoti, e condivide la piacevole esperienza di aver conosciuto di persona una delle matite francesi che hanno preferito “morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio“. Questo è il ricordo che ha pubblicato il fumettista Giuseppe Scapigliati ( Bibbiena, AR) su Facebook ( su cui ha condiviso anche il disegno a penna di cui lo omaggiò quella sera stessa il collega fracese) del suo incontro con Tignous nel 1993:

1979664_10153020834549257_106955267204097465_n“Ero alla Capannina di Forte dei Marmi per la premiazione del festival della Satira. Al tavolino insieme a me era seduto un bel ragazzo francese in stile un po’ rockabilly. Ad un certo punto tiro fuori il mio “necessaire” per rollarmi una sigaretta e lui fa altrettanto. Notammo che avevamo la stessa bustina, lo stesso tabacco ed anche gli stessi filtri ma io avevo in più un “bellissimo porta accendino argentato a forma di fagiolo”. Subito lui mi chiese da accendere e non sapendo parlare italiano disse “wow!” riferendosi al mio meraviglioso porta accendino. Io avevo il porta accendino più bello del suo ma lui era Tignous. Oggi ho appreso che uno stupido fanatico gli ha sparato uccidendolo al grido “Allah è Grande!”… Allah è sicuramente grande ma siamo noi ad essere troppo piccoli”.

Non mancano, infine, le citazioni.

Da  Norberto Bobbio, ricordato più volte da Andrea Lavazza in un articolo su Avvenire.it:

Oggi è stato messo nel mirino dei fanatici, quale che sia la loro ispirazione omicida e totalitaria, “Charlie Hebdo”. Domani potrebbe toccare ad altri mass media, “rei” di non allinearsi a quelle ideologie che, come scriveva Norberto Bobbio, dispregiano il rispetto dell’individuo e ne fanno “la particella di un tutto che lo trascende e trascendendolo pretenderebbe di sublimarlo”.[…] L’art. 21 non significa licenza di offesa, ma resta uno delle conquiste e dei baluardi fondamentali della nostra civiltà cristiano-liberale.

 Ad Albert Camus:

Ho orrore di tutte le verità assolute, delle loro applicazioni totali, dei loro presunti detentori d’ogni risma. prendete una verità, portatela con cautela ad altezza d’uomo, guardate chi colpisce, chi uccide, cosa risparmia, cosa elimina, annusatela a lungo, accertatevi che non puzzi di cadavere, assaggiatela tenendola un po’ sulla lingua, ma siate sempre pronti a sputarla immediatamente. L’uomo libero è questo: il diritto di sputare.

Resta corale l’orrore per come la sana irriverenza occidentale sia stata punita con il sangue.

Mariella Dei

Arezzo, 7 gennaio 2015

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