MIKE FIGGIS: “La bellezza è l’esperienza scritta sul volto”

Posted by on Nov 12, 2014 in Contemporaneo globale | 0 comments


Il regista e musicista inglese esplora il concetto di bellezza in On Liberty, un lungometraggio sperimentale sul mondo della moda presentato al Master Class del Champs Elyseés Film Festival di Parigi. Critica il “fascismo” delle passerelle, gli stereotipi dell’eterna giovinezza, gli “attori da banca” e, dopo quasi venti anni dalla candidatura all’Oscar con Via da Las Vegas, spiega perchè oggi mantiene le distanze da Hollywood. Ma non ha mai reciso il cordone ombelicale con la musica: “rimane l’impalcatura su cui costruisco i miei film”.

 
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Mike Figgis Master Class, Parigi, Champs Elysees Film Festival 2014

Il Champs Elysees Film Festival ha dato carta bianca a Mike Figgis dedicando un Master Class al lungometraggio sperimentale, il documentario On Liberty, che il regista ha realizzato durante il memorial dedicato a Vivienne Westwood. Fuori dagli schemi, alla ricerca, fra gli stereotipi delle passerelle, di un senso estetico da far dialogare con i canoni cinematografici. “Avevamo due telecamere per due spettacoli. Io ero dietro le quinte, e il mio collega era davanti al palco centrale e ci alternavamo. Io ero un po’ emozionato, perchè c’erano Linda Evangelista, Kate Moss, c’era… Madame President, come si chiama? Carla Bruni. C’erano tutte, tutte le supermodelle, tranne Cindy Crawford. Ognuna era fantastica, questa era la mia prima esperienza nel girare da solo in pellicola ed ero un po’ così: “Miodio, è terrorizzante e fantastico…”. Cercavo di essere gentile, sai, una brava persona… Così, quando passava una modella nuda io mi voltavo dall’altra parte….“- racconta il regista inglese suscitando ilarità fra il pubblico. E c’è stato un momento, prima di fare ingresso sul palco, durante il quale Kate (Moss) aveva questo strano taglio di capelli, era più o meno in topless, con una specie di drappeggio che le cadeva dalle spalle ed un anello al naso che girava più o meno così ( mima un movimento rotatorio, ndr). E lei fumava… faceva anelli di fumo. Io filmavo e dicevo: “non ci posso credere, sto riprendendo questo”. Poi mi accorsi che non stavo riprendendo affatto, non avevo acceso la telecamera perchè ero troppo agitato. E così le dissi: “puoi rifarlo ancora per favore?”

Le icone dello stile Figgis è andato a cercarle per raccontare nuovi modi, nuove strade e nuove forme del cinema. Lontano da Hollywood. Fra i cui ingranaggi si è destreggiato fino a metà degli anni Novanta, sfiorando anche l’Oscar con un film stilisticamente sofisticato e tematicamente ruvido qual è Via da Las Vegas.  Dette popolarità ad Elizabeth Sue e fece fare un salto di carriera a Nicholas Cage, che, al contrario del regista, la statuetta come miglior attore protagonista la vinse. Già prima, dirigendo Stormy Monday, Affari sporchi Mr Jones Figgis si era ritagliato un nome. Musicista sul palco con Bryan Ferry e in sperimentazioni teatrali, si è distinto sempre per il modo anomalo e quasi alchemico in cui intreccia musica e immagini nei suoi film. “E’ tutto un altro mondo, – dice Figgis di Holliwood al pubblico parigino- oggi non sarei in nessun modo mai riuscito a fare Via da Las Vegas. Allora lo finanziò una compagnia francese, nessuno negli Stati Uniti avrebbe toccato quel film. Ora ho una sorta di alternativa perchè amo la pellicola, scrivo serie di film brevi. Ognuno parla di una donna, c’è un personaggio femminile differente in ognuno. Possono durare dieci minuti o mezz’ora, possono essere di qualsiasi lunghezza. E’ un procedere fortemente artigianale. Non ho alcun desiderio di essere dentro il sistema Hollywoodiano e vivere lì. Ho solo bisogno di avere denaro sufficiente per allestire un piccolo studio, pagare un assistente e pagare per questi film. Con la prospettiva di poter avere un po’ di soldi dopo”.

Mike Figgis, Master Class Champs Elysees Film Festival

Mike Figgis, Master Class Champs Elysees Film Festival

 “Il sistema della moda è famoso per il fatto che se tu osi criticare uno stilista sei messo da parte: non puoi entrare nello spettacolo, sei preso di mira e bullizzato, devi inginocchiarti e chiedere scusa. Quello che succede è crudele, barbarico. Perchè senza l’autoironia o senza senso critico tu non puoi fiorire, non puoi sbocciare, perchè non sei stato messo di fronte al concetto di chi sei, di che posto hai”.

Mike Figgis

 

Figgis ama mettere in dialogo, e anche a confronto, le molteplici realtà della rappresentazione e dell’espressione umana contemporanea. Con senso critico. Non ha paura di dichiarare sconvenientemente che “c’è similarità fra la moda, il cinema, l’arte, la musica nel senso che hanno a che fare con il controllo”, e non risparmia fulmini di sincero disappunto rispetto al mondo delle passerelle di cui è stato testimone:  

La moda è un mondo a parte per un motivo: non si pone nessun senso critico. E’ una sorta di Fascismo ( Figgis gioca sull’allitterazione dei termini fashionist e fascismist, ndr). Il sistema della moda è famoso per il fatto che se tu osi criticare uno stilista, o qualcosa di simile, tu sei messo da parte, non puoi entrare nello spettacolo, e sei preso di mira e bullizzato, devi inginocchiarti e chiedere scusa. Quello che succede è crudele, barbarico… perchè senza l’autoironia, o senza senso critico tu non puoi fiorire, non puoi sbocciare, perchè non sei stato messo di fronte al concetto di chi sei, di che posto occupi. La moda ha una peculiare differenza da tutti gli altri sistemi industriali, ed è un motivo per cui vi circola così tanto denaro, parliamo di venti miliardi di dollari all’anno. C’è molto denaro. E se si pensa che ruota tutto attorno alla bellezza, all’estetica…. donne, uomini, bambini… tutto questo viene dal lato brutto della moda. Io sono affascinato da altri aspetti della moda, quali l’estetica della forma,la creatività. La moda per me rimane vibrante di tanti talenti creativi e di stilisti che combattono, lottano per entrare nel club. Perchè, alla fine dei conti, è un circolo chiuso.

 

Mike Figgis nella sua lezione parigina riafferma il valore di un concetto di bellezza che appartiene, a suo avviso, solo al cinema:

Non c’è bellezza senza sofferenza. La passione è dramma. La musica è fatta di dramma, come dipingere. Suggerirei che non è possibile presentare un’opera d’arte senza un contesto drammatico. La verità è che la bellezza letterariamente è il risultato dell’esperienza scritta sul volto di qualcuno. Gli uomini cattivi hanno un aspetto molto interessante. La definizione di cinema è l’esplorazione del volto umano. Cerchiamo una combinazione di bellezza estetica, perchè la amiamo e amiamo un certo tipo di perfezione strutturale: ci piace assegnare un’età, soprattutto, perchè rappresenta qualcosa che ha a che fare con la vita, con il suo corso, con la procreazione. Così il cinema è stato sempre piuttosto ossessionato nell’avere giovani uomini e giovani donne di bell’aspetto sul set. Così come lo sono stati Belmondo, Jean Moreau, Julie Christie. E’ qualcosa che ha a che fare con giovani esseri umani che scoprono un certo tipo di potere e di energia specificamente femminili e maschili, di genere. Questo concetto ha funzionato nel cinema in un modo in cui non è possibile supportare in teatro. Il teatro, il palcoscenico, è uno spazio ampio e lontano in cui progettare un certo tipo di “confezione” drammatica. Il cinema va molto passo a passo con la moda. Io ho sempre avuto un interesse molto spiccato per il volto di qualcuno che ha vissuto qualcosa, che urla, che ha questa concitazione, tensione… Bellezza, questa è la parola. Tutto il cinema ai più alti livelli in scala mondiale è stato un’esplorazione del volto, e in una certa misura della bellezza, della tristezza, della tragedia. La bellezza di creare interesse sul volto è una specie di veicolo per raccontare storie.

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Mike Figgis Master Class, Parigi, Champs Elysees Film Festival 2014

“Oggi non sarei  mai riuscito a fare Via da Las VegasAllora lo finanziò una compagnia francese, nessuno negli Stati Uniti avrebbe toccato quel film. Non ho alcun desiderio di essere dentro il sistema Hollywoodiano e di vivere lì. Ho solo bisogno di avere denaro sufficiente per allestire un piccolo studio, pagare un assistente e pagare per questi film. Con la prospettiva di poter avere un po’ di soldi dopo”.

A proposito di volto, uno dei più grandi meriti che Hollywood gli riconosce ( anche con una certa perfidia) è di aver “dato anima” ad un attore considerato mediocremente espressivo quale Nicholas Cage, tanto da regalargli un ruolo da Oscar. Ma il feeling fra lui Cage, racconta il regista, non è durato. Non solo, Figgis ha preso le distanze rispetto a tutta una categoria di attori in ascesa o in auge negli anni Novanta:

Nicholas Cage veniva trattato come un attore completamente non assumibile o scritturabile dagli Studios. In effetti la Paramount Pictures dichiarò che non sarebbe mai stato lanciato come protagonista principale in nessun film della Paramount. A distanza di una anno da Via da Las Vegas (1995la sua quotazione salì a venti milioni di dollari per pellicola, e fu preso come protagonista in un film della Paramount. Aveva aspettato tanto questa occasione. Così… quando girai Complice la notte (1997) lui mi ringraziò dicendo che ora doveva andare a fare cose in altri venti film. Comunque… Quando ho cercato di lavorare ancora, dopo gli anni Novanta, sono andato da Sean Penn, da John Malkovich, John Cusak, e mi sono così terribilmente annoiato a parlare con questi “ragazzi”. Erano tutti: “ora  devo sentire… mi devo organizzare…devono sapere… devo parlare con il mio agente…bla bla…gna gna….”. Penso che sia davvero patetico. Stanno in questo gruppo del “non fare questo…non fare quello”.  Attori “da banca”.
 

Per Wesley Snipes, che di Complice la Notte divenne poi il protagonista, spende invece parole di stima e apre una parentesi rispetto alla scelta di attori caucasici o di colore: 

In termini di recitazione Wesley Snipes è un attore geniale. L’avevo visto interpretare molti ruoli di spessore, anche in teatro a New York. E non ho avuto problemi nel relazionarmi con lui. Dal primo momento in cui l’ho incontrato ho avuto un enorme rispetto per lui. Gli dissi: “Ascolta, ho scritto la sceneggiatura- e lo dissi con molta sincerità- per Nicholas Cage, e non la voglio cambiare, non voglio creare un ruolo su misura per un personaggio di colore”. E  lui mi ringraziò. Mi disse: “Ti chiedo solo un favore. Quando filmi e giri le scene con me e Nastassja Kinski, il direttore della fotografia si ricordi di fare un’esposizione della sua pelle e della mia. Perchè se fa un’esposizione solo sulla sua pelle, io scompaio. E se fa un’esposizione solo sulla mia, lei diventa una macchia bianca sfuocata. Ti sto dicendo soltanto che questa sarà tecnicamente una tua difficoltà. Io sono nero e lei è bianca. E non è che sono “marroncino”… ho proprio la pelle nera, e tu dovrai avere a che fare con questa decisione tecnica, sul modo in cui dovrai girare questa scena con me e lei insieme. E siamo andati avanti su questo. Non ero mai stato avvertito su una cosa del genere prima. Questo descrive bene anche la dinamica per cui si cercano attori bianchi quando invece ci sono attori di colore fantastici. E solleva anche una problematica molto interessante: “Che differenza c’è, qual è la visione ( di un regista) nei confronti di un attore bianco rispetto ad un attore di colore?” La risposta è …tanta roba nei termini della percezione da parte del pubblico.
Mike Figgis, Master Class Champs Elysees Film Festival - foto di Mariella Dei

Mike Figgis, Master Class Champs Elysees Film Festival – foto di Mariella Dei

 “Una volta che sei musicista, non perderai mai questo tuo modo di essere. E anche l’abilità di creare musica e connettersi con il pubblico. E’ un dono, non c’è dubbio. Il cinema è un’altra cosa, ma cerca di usare la musica nel modo più esatto possibile. Mentre vai avanti e cominci a capire come funziona tecnicamente il cinema, inizi a realizzare che c’è qualcosa di veramente meraviglioso, veramente potente. Che è l’esatto uso del suono”.

 

Quello che non è mai cambiato rispetto alle sue prime opere  è l’uso “sostanziale” della musica nei suoi lavori cinematografici:

Una volta che sei musicista, non perderai mai questo tuo modo di essere. E anche l’abilità di creare musica e connettersi con il pubblico. E’ un dono, non c’è dubbio. Ciò che ho amato nel cinema così come ho cercato di esplorarlo è stata l’idea che a differenza del teatro, assieme alla musica ci puoi lavorare. Mentre vai avanti e cominci a capire come funziona tecnicamente il cinema, inizi a realizzare che c’è qualcosa di veramente meraviglioso, veramente potente. Che è l’esatto uso del suono. Che a scuola di musica definiscono soltanto “Suono”. Il suono di questa stanza è molto specifico, per esempio. Il lievissimo rumore di sottofondo (white noise) del proiettore ha una sua lunghezza d’onda… Così la combinazione di questo, di come muovi la telecamera, il modo in cui chiedi agli attori di muoversi in un ambiente, creano il cinema. Capito questo, ci puoi giocare. Mettiamo che voglia rendere il suono di questa stanza un po’ strano, un po’ sinistro… David Lynch! Ascoltate: questa è la colonna sonora di David Lynch… e voi siete tutti psicopatici ( risate, ndr)…. così… posso fare questa operazione in post produzione, posso chiedere di suonare qualcosa di sporco al pianoforte, e combinarlo con questo suono che ho. e viene fuori qualcosa di speciale. Non valuto soltanto la telecamera. C’è il suono. C’è il montaggio. E devi avere l’abilità di mixare, poi, successivamente… per avere qualcosa di unico opposto rispetto a ciò che guardi a casa o su internet o con le cuffie. Il suono rende sempre il cinema qualcosa di unico.

Figgis si pone con curiosità, ma anche smarrimento, rispetto al panorama cinematografico attuale e rispetto alla “rivoluzione digitale” in corso:

Questo per il cinema è un momento molto interessante: da una parte tutti vanno in tv, perchè questo è il nuovo Santo Graal, ed io penso che sia falso. Dall’altra mi fa piacere che lascino il cinema, così ci sono molti più ruoli nei films. Ho scritto una sceneggiatura molto commerciale, nel modo in cui io penso che una sceneggiatura possa essere commerciale, e faccio fatica a trovare finanziamenti. Non è un film ad altissimo budget: circa 6 milioni di dollari, il set è in America, e l’ho scritto impegnandomi veramente molto sull’aspetto “vendibile”. Ci ho messo tutto in dieci minuti: ho ucciso gli attori, ho fatto esplodere qualcosa, il palazzo che prende fuoco… questo tipo di cose. E penso: forse il nostro lavoro è cambiato così tanto che il tipo di pubblico a cui mi rivolgo l’avrebbe riscritto.

Ci sono filmmakers che vanno avanti col motto: faccio film in questa maniera finchè morirò. Ma la verità è che quando inizi a lavorare ad un altro film, ricominci effettivamente da zero. Qual è il formato migliore per me? Forse il 35 mm, un’alta qualità… ma si hanno tante scelte: 35, 16mm. Forse avrete visto il documentario di Keanu Reeves (Side by Side ndr), la pellicola è andata a sparire, ma si ha di fronte un’amplissima scelta di telecamere digitali. Quelle molto costose, mediamente costose, quelle accettabili, quelle economiche, il telefonino… e tutte possono andare bene. Dipende da quanto puoi spendere”.

 
 

Mariella Dei

Parigi, Champs Elysees Film Festival 2014