PIETRO PIETRINI: “Il perdono guarisce. E la guarigione è nel cervello, e parte dal cervello”.

Posted by on Oct 13, 2014 in Contemporaneo globale | 0 comments


il prof. Pietrini al tavolo dei relatori, auditorium di San Micheletto (Lucca)

il prof. Pietrini al tavolo dei relatori, auditorium di San Micheletto (Lucca)

Perchè  la meditazione ci fa stare bene?

Secondo il prof. Pietro Pietrini, psichiatra e neurofisiatra dell’ Università di Pisa, è la cosa più naturale che ci appartiene:

Trascendere è una modalità insita nel nostro essere, nel modo in cui siamo costruiti. Ciò che ci differenzia dagli animali è la nostra capacità di pensare il futuro, proiettarci in esso, pianificare, chiederci il perchè delle cose, la consapevolezza della nostra finitudine. In una parola: la capacità di meditare. Un ruolo attivo nella funzione ce l’ha un’area del cervello più sviluppata che negli animali: la corteccia prefrontale. Quella che di fronte a un tramonto ci fa pensare al futuro, al domani, al mio e al nostro destino. Pensare al futuro è un requisito per la felicità, ma ci rende anche ansiosi. 

Un esperimento effettuato in un ospizio ha rilevato che il 30% degli anziani ai quali non era stata affidato il compito di prendersi cura di qualcosa che li proiettasse nel futuro ( un animale, una pianta da crescere) è finito per morire prima degli altri. il prof. Pietrini usa questi dati per dimostrare come noi siamo regolati da:

un costante dialogo cuore-emozioni-cervello. Ed il computer emotivo del cervello è l’amigdala. Quando l’uomo pensa si proietta nel futuro. Il senso di felicità aumenta con il numero di neuroni che si attivano nel cervello. La bellezza, per esempio, ci gratifica e agisce sul cervello. Quando certe capacità eccedono o vengono meno si va nella patologia. L’amigdala riconosce il pericolo, le emozioni, gli stati d’animo prima che la coscienza se ne renda conto. Ciò che percepiamo produce una reazione emotiva. E le nostre emozioni modulano ciò che percepiamo. 

Studi su individui sani confermano che il nostro umore, il nostro stato d’animo, altera l’attivazione dell’amigdala.

In un altro esperimento, gli individui che avevano visto un film triste per 15 minuti si mostravano più sensibili e propensi alla tristezza rispetto ad altri.

Il nostro cervello è molto molto sensibile. – prosegue Pietrini-  Dai monitoraggi emerge che una condizione prolungata di stress, tristezza, emozioni negative, disgrazie aumenta nel cervello la secrezione di ormoni che inaridiscono e impoveriscono le sinapsi dei neuroni. Che in molti casi devono esser riattivate con terapie varie. Con la tristezza e la negatività il volume dell’ippocampo si assottiglia. La persona si ammala. Tristezza, eventi negativi, depressione lasciano un vero e proprio segno fisico nel cervello di un individuo, un solco addirittura misurabile. La meditazione trascendentale agisce sul cervello modificandone la struttura, le sinapsi, l’ippocampo. Cambia lo spessore cerebrale. 

Trascendere, nei termini degli effetti per il nostro cervello ed organismo, è l’equivalente del perdonare. Il prof. Pietrini illustra il tipo di reazioni che si mettono in moto in entrambe le esperienze:

E’ il processo di guarigione, che si attiva con uno dei meccanismi di adattamento e difesa più antichi che l’organismo umano è in grado di sviluppare, ovvero il perdono. Tutte le religioni, ma anche la politica e la letteratura hanno indagato (e promuovono) il valore del perdono. Il perdono pone fine alla negatività che reca nell’organismo umano un torto subito. Perdonare calma la sofferenza emozionale di chi è in conflitto fra emozioni e ragione, placa lo stress prolungato. Il perdono ristabilisce l’equilibrio psicofisico. E’ una modalità adattiva dell’uomo. E placa il dolore. 

Studi su persone che hanno subito un’offesa confermano che l’area del cervello che si attiva quando si è in preda di sentimenti di rabbia e di vendetta è la stessa che regola il dolore fisico.  Ovvero, la corteccia anteriore. La stessa che si attiva con gli oppioidi, con gli antidolorifici, ma anche con i farmaci privi di principi attivi come i placebo:

Un ragazzino che viene escluso dal proprio gruppo di coetanei prova sofferenza pari al dolore fisico. La corteccia anteriore governa sia il dolore fisico che morale. Il perdono è il meccanismo più antico, prima ancora della meditazione e della terapia farmacologica, per mantenere la salute.

Anche Pietrini è convinto che intervenire sul nostro stato interiore porterà cambiamenti sociali importanti nel futuro, anche in termini di spesa sanitaria e metodologie curative:

Se tutto dipende dalle sinapsi e dal cambiamento delle strutture cerebrali, cade, anche in medicina e farmacologia, la frattura fra l’uso di farmaci e la psicoterapia, e apre la prospettiva di una psicofarmacologia endogena, ovvero, il curare dall’interno. 

Mariella Dei

Lucca Film festival 2014