La foresta monumentale della Verna (Ar): memorie dopo l’apocalisse

Posted by on Mar 12, 2015 in Contemporaneo globale, Territorio e passato | 0 comments


Sono molteplici le reazioni, le situazioni, i commenti ed i pensieri. Destano sgomento le conseguenze della tempesta di vento che la notte fra il quattro e il cinque marzo scorsi ha causato nel territorio provinciale.

A Chiusi della Verna (Ar) ancora di più.

Le immagini di fra Marco Flore, che dalla pagina facebook del Santuario della Verna sono state pubblicate quasi in tempo reale, sono diventate virali.  Per chi questi luoghi li ha visitati e li ha in consuetudine sono come ferite.

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Ingresso del Santuario della Verna (AR) dopo la tempesta del 5/3/15. Foto di fra Marco Flore

Sembra l’apocalisse“, commentano alcuni residenti vicini al Santuario.

La comunità francescana è rimasta bloccata nel Santuario, tagliata fuori dal mondo, in cima al percorso lastricato occluso dalle piante secolari divelte dal vento. Centinaia di famiglie sono state  per giorni al freddo e al buio (alcune lo sono ancora), senza corrente elettrica. Villaggi e frazioni oppressi dall’isolamento finchè le strade invase da tronchi e rami non sono state sgombrate.

La situazione è stata affrontata con sollecitudine e con non pochi disagi dalla comunità di Chiusi della Verna, che, da sempre, ha a che fare con un’area difficile, alle prese con le grandi distanze della montagna e con paesi ingoiati dalle foreste.

Ci sono stati sette giorni convulsi da quando il sindaco Giampaolo Tellini e gli assessori competenti, sul campo per verificare  i disagi, hanno lanciato l’sos con tutti i mezzi (anche tecnologici) possibili. Una richiesta di aiuto diventata corale. L’ ‘intervento degli operai dell’ Unione dei Comuni per ripristinare la viabilità è stato immediato. E’ seguito l’interessamento dell’assessore regionale Ceccarelli, e della Regione Toscana che ha proclamato il disastro ambientale. Gli uomini del Corpo forestale dello Stato, mobilitati massicciamente per stabilizzare le situazioni di pericolo e per fare la conta dei danni sul territorio, hanno stilato un bilancio doloroso per il turismo e per il paesaggio: almeno cinque ettari di bosco distrutti dal vento.

A distanza di una settimana il sontuoso ingresso naturale del Santuario è una landa di tronchi mozzati. Quelli caduti sono stati segati ed accatastati in fascine, come quelle che Omero descriverebbe fuori dalle grotte dei Ciclopi. La bellezza verticale lascia il posto ad un insieme di falle, strappi visibili sul tessuto di roccia e di anfratti.

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l’ingresso al Santuario prima

Un paesaggio piegato e trasformato ancora una volta dai moti della natura che quassù non ha vie di mezzo, nello splendore, nel suo essere terribile: dai terremoti agli uragani, passando attraverso le storie degli uomini, descritte, narrate, documentate. Sia gli archivi che i racconti dei più anziani confermano che un’altra tromba d’aria colpì pesantemente il territorio, settanta anni fa. Le nostre ultime due, tre generazioni, dunque, hanno ammirato una foresta già decimata. Questa è “solo” un’altra ruga sul volto segnato della Verna.

Mentre l’occhio si dovrà abituare al nuovo paesaggio,  le immagini catturate quassù prima del 5 marzo 2015 sono già memoria. Restituiranno a chi verrà dopo  l’incanto e la meraviglia di quello che era l’ ingresso al Santuario. Quando l’estate riempiva quei cinquecento metri di percorso a piedi dal parcheggio al piazzale del Santuario di una sinfonia verticale di ombre, fruscii, armonie maestose. Teatro di incontri meravigliosi con le presenze del bosco che, anche sfoltita, la Foresta continuerà comunque a regalare, a modo suo.

Il filmato proposto questa settimana risale al luglio 2014: pochi minuti.

L’ultima estate della monumentale foresta all’ombra del Santuario, prima dell’ “apocalisse”.

Mariella Dei