KEANU REEVES: “Sono un cattivo molto Tai Chi” (2)

Posted by on Nov 20, 2014 in Contemporaneo globale | 0 comments


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La presentazione di Man of Tai Chi ai Publicis Cinemas, Parigi, Champs Elysees FIlm Festival 2014

 Il pubblico in sala al Publicis Cinemas applaude Man of Thai Chi. E anche il suo regista. Keanu Reeves si rivela accurato, rigoroso, attento alla ricerca formale. Il film scorre, è fluido ed organico. E’ fuori dal comune per l’uso  superbo che viene fatto del movimento che unifica le scene in una perfetta macchinazione. Le panoramiche urbane di Hong Kong, Pechino e Macao ambientano le vicende che non hanno mai un indugio o un tempo morto. Una trasposizione visiva tanto elaborata, moderna e sofisticata quanto è semplice la storia. Ruota tutta attorno a Tiger Chen (il nome è lo stesso dell’attore protagonista, Tiger Hu Chen) che per salvare dalla demolizione il tempio e la scuola di Tai Chi in cui è cresciuto e di cui incarna i valori morali più nobili, finisce in un giro di combattimenti illegali nei quali deve uccidere l’avversario per vincere ed ottenere denaro. A gestire il circo sanguinario è Donaka Mark (interpretato dallo stesso Reeves), figuro senza scrupoli e braccato da una poliziotta testarda (Karen Mok) il quale, sotto la copertura di un’agenzia di guardie del corpo, inizia Tiger alla lotta clandestina ed omicida. Gli spettatori sono clienti facoltosi che si divertono a guardare, come fosse il “Grande fratello”, la vita e la morte degli atleti esposte in diretta nel web.

Vogliamo vedere come un atleta di Tai Chi dal cuore puro può diventare un killer“, declama Reeves dentro al film nel ruolo di antagonista, e ci riesce bene, fuori, a trasporlo con un personalissimo stile. Qualcuno ha contato i minuti: circa quaranta, sui cento totali, sono scene di combattimento. Esecuzioni di arti marziali violentissime, ma visivamente magnifiche, sontuose. Le coreografie di Yuen Woo Ping (Matrix, La tigre e il Dragone) le rendono danze. Calci, pugni, voli, arti spezzati, volti concitati diventano elementi di espressione di un’estetica. C’è un senso di sublime nel modo in cui esaltano il movimento come “forma”, sembra che il regista abbia volutamente giocato sullo spiazzamento che genera nello spettatore la sovrapposizione di orrore e bellezza. Il montaggio è efficace: la storia ha un taglio sintetico ed un ritmo avvincente. Il set design è raffinato, ogni inquadratura sembra un ikebana. C’è ricchezza di simboli e di sottotracce iconografiche, la circolarità diventa leit motif stilistico. La scelta del regista di telecamere digitali di ultima generazione rendono la qualità dell’immagine molto alta. La rappresentazione di ogni singolo movimento e lo scorrere del complesso della coreografia sono accuratissimi.

C’è tanta azione, c’è pathos, e c’è anche humour. Ci sono la mafia e la speculazione edilizia. C’è il tempo per far nascere un idillio e per salvare l’onore della famiglia e di un maestro. Ma è anche un film dal retrogusto filosofico. Racconta un viaggio dell’anima, la perdita dell’ innocenza necessaria alla conoscenza di sè ed alla trascendenza del sè. Principi del Tai Chi, antichissima arte marziale asiatica che armonizza gli opposti e riconnette l’uomo alla natura.

Sul volto di Tiger Hu Chen abbonda l’uso del primo piano. Il gioco del guardare e dell’essere guardati lega le varie parti del film (il controllo è un altro tema ricorrente).

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Keanu Reeves, Man of Tai Chi Master Class. Parigi, Champs Elysees Film Festival 2014

Keanu Reeves ha plasmato il film proprio sul suo ruolo del giovane atleta marziale:

Tiger Chen Hu era uno stuntman, una controfigura nel primo film di Matrix1999 ndr). Mi era stato assegnato per allenarmi con lui, e poi abbiamo lavorato di nuovo insieme negli altri due film successivi. Durante la preparazione c’erano tanti momenti di stretching, combattimenti per più di cinque ore al giorno, e così abbiamo fatto amicizia. Volevamo lavorare, recitare insieme, e abbiamo sviluppato questa storia, ci sono voluti circa cinque anni. Ho concepito la storia in modo da poterla dirigere da regista. Ho accettato questa sfida. Chen Hu è cresciuto praticando le arti marziali e il Tai Chi. Veniva da questo contesto tradizionale e allo stesso tempo era un tipo molto moderno. Da Chengdu City, dove è cresciuto, si è spostato a Pechino per fare la controfigura, ma si portava dietro sempre questo suo lato legato alla tradizione. Così il personaggio principale pratica le arti marziali tradizionali ed allo stesso tempo è un giovane che cresce nella modernità.

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Keanu Reeves, Man of Tai Chi Master Class. Parigi, Champs Elysees Film Festival 2014

 Il regista ha ritagliato un ruolo su misura anche per se stesso. L’antagonista di Tiger ha la solitudine arida di frasi e movimenti rigidi, le linee nette di arredi e di vestiti costosi, una vena di disperata autodistruzione. Reeves desiderava da decenni una parte da cattivo. Il personaggio di Donaka Mark, spiega, gli ha permesso di esplorare la parte più oscura dell’essere umano:

 E’ stato un ruolo molto diverso. Mi sono divertito ad interpretare Donaka, ha un’anima mefistofelica, incarna l’archetipo del Maestro Nero (Black Master). In un certo senso l’evoluzione del personaggio di Tiger comincia con molta durezza, per la conquista dei suoi desideri, per diventare poi, alla fine, un insegnante. Una delle cose che preferisco e che amo nell’interpretare i cattivi è che sono molto chiari e diretti in ciò che vogliono. Non sono mai molto confusi, non si pongono molte domande. Sono del tipo: “Voglio questo. Ho bisogno di questo. E ti ucciderò!”. Invece il buono è più: ” Ma… non so perchè ti uccido…non so… perchè mai sto facendo questo? ( Reeves accompagna le domande con una buffa mimica, il pubblico ride. n.d.r.)… non so cosa è giusto fare…”. Che è anch’esso divertente da interpretare, ma è diverso. 

(Donaka) vuole uccidere. Vuole insegnare. Vuole morire. Ma vuole morire per mano di qualcuno che è al suo livello, o più in alto. E’ felice perchè sa che è giusto. Tutte le volte che dice “Innocente” vuole cambiarlo, vuole prendere la sua anima. Alla fine è felice perchè ottiene ciò che vuole. E’ molto “Tai Chi”.

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Keanu Reeves, Man of Tai Chi Master Class. Parigi, Champs Elysees Film Festival 2014


“Una delle cose che amo nell’interpretare i cattivi è che sono molto chiari e diretti in ciò che vogliono, non sono mai molto confusi, non si pongono tante domande, sono: “Voglio questo,ho bisogno di questo, e ti ucciderò!”

Il cattivo che diventa maestro offre una visione nella quale il tuo nemico diventa il tuo miglior insegnante. Gli ostacoli ti fanno diventare il meglio che tu possa essere”.

Keanu Reeves

I ruoli non sono unidirezionali. I temi aprono a parallelismi curiosi. Viene da chiedersi se lo stesso Tiger non sia l’alter ego cinematografico del regista stesso, se la sua innocenza sia l’ “innocenza impossibile”che  Bernardo Bertolucci leggeva nel giovane Reeves quando venne scelto dal regista italiano per il ruolo di Siddharta in Piccolo Buddha (1993). Allora Keanu aveva ventinove anni, non aveva ancora raggiunto la popolarità con SpeedMatrix doveva ancora essere scritto. Era una stella in ascesa nella Hollywood degli anni Novanta e nella Los Angeles dove ancora riesce a sopravvivere.

L’innocente e il corruttore raggiungono una sintesi, sperimentano un livello superiore del proprio essere attraverso la reciproca contaminazione. Reeves si sofferma sul duplice, sottile ruolo che il personaggio di Donaka riveste nell’evoluzione della storia e del protagonista:

 Alla fine Tiger Chen riconosce che ha commesso omicidi. Si rende conto che ha tolto delle vite per giungere al livello a cui voleva arrivare. Il cattivo che diventa maestro offre una visione del Tai Chi nella quale il tuo nemico diventa il tuo migliore insegnante. Ti insegna ad essere il meglio che tu possa diventare. Ogni cosa che viene detta ha in sè una verità. In questi termini il film è una storia che diventa metafora, analogia. Il protagonista commette omicidi, ma va anche in un altro luogo di se stesso che gli permette di scoprire il suo lato oscuro. La sua ombra. Che è energia. Un’energia scura. Nella mia visione ho sentito che Tiger poteva avere la posizione di essere un maestro, per il percorso che ha affrontato dall’inizio alla fine, è arrivato a ricongiungersi, a connettersi con se stesso. 

La scena del combattimento finale simula un Tao, coreograficamente, graficamente e anche nella cromia. “Volevo qualcosa che conferisse a questa lotta un senso più profondo che non l’aspetto puramente marziale. Più spirituale”- puntualizza il regista Lo scontro mortale mostra rispetto e comprensione, i due combattenti si capiscono. Si guardano negli occhi. Come se capissero che si tratta di qualcos’altro”. 

Keanu Reeves spiega con un aneddoto perchè è soddisfatto del suo film. Racconta questo episodio con un’evidente emozione, traspare una grande pulizia ed autenticità nel suo modo di porsi rispetto alla sua opera prima e rispetto al sentimento di stima che lo lega al suo attore protagonista:

 Tiger è andato a visitare alcuni dei suoi colleghi che praticano arti marziali del circolo di Jackie Chan, che è una persona incredibile. La squadra di Jackie Chan è poi venuta a vedere Man of Tai Chi. Tiger è tornato nel club di Jackie e, quando lo hanno visto, tutti gli sono andati incontro, lo hanno salutato con calore, complimentandosi, dicendogli che aveva fatto un ottimo lavoro… hanno fatto anche foto insieme. Tiger mi ha raccontato questo episodio, contento di aver ricevuto rispetto e apprezzamento dai suoi colleghi. Sono contento per lui. E anche a Tiger è piaciuto il film. Così, per questi motivi, per me è stata una soddisfazione. 

E l’indomani si replica: Keanu Reeves tornerà ai Publicis Cinemas per il Master Class di Side by Side: la sua indagine sul cinema ai tempi della rivoluzione digitale in Italia è arrivata fra 2012 e 2013 attraverso il Film Festival di Milano, e piccole rassegne, fra cui Firenze. L’ ideatore e produttore incontrerà di nuovo pubblico e stampa per far vedere se e come tradizione e modernità possono convivere fianco e a fianco anche nel modo di fare cinema.

Mariella  Dei

Parigi, Champs Elysees Film Festival 2014

 

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