Guadagnino da Oscar, CHIAMAMI COL TUO NOME fa tris

Posted by on Feb 12, 2017 in Territorio e passato | 0 comments


All’indomani dell’annuncio delle tre candidature ai Golden GLOBES 2018 di CHIAMAMI COL TUO NOME, l’attenzione mediatica per Luca Guadagnino e per i suoi due attori protagonisti americani, Thimotee Chalamet e Armie Hammer,  è mondiale. Per il regista palermitano essere catapultato nel gotha di Hollywood è una rivincita: “Per l’italia non esisto”, aveva dichiarato pochi giorni prima a Repubblica, mentre ormai da vari mesi il suo film (co-finanziato Italia-Francia-USA- Brasile) sta conquistando cuori, consensi e botteghino in tutto il mondo. Negli USA  è uscito a novembre.  Nelle sale italiane arriverà il 25 gennaio: due settimane dopo i Golden Globes, due mesi prima degli Oscar, e quasi un anno dopo la premiere delle pellicola: non battezzata non in Italia, ma fra le nevi del SUNDANCE, il grande festival del cinema indipendente creato da Robert Redford nel cuore dello Utah. Da lì in poi è cominciata un’incredibile ascesa, conquistando critica e pubblico nelle tappe di un incredibile percorso che non è ancora finito: la Berlinale 2017 (qui_____), i festivals di Londra, Toronto, New York, le candidature agli Spirits Awards (sei), ai Satellite Awards, il Premio del pubblico ai Gotham, il plebiscito della critica.

A tutti è piaciuta l’ interpretazione visuale e sentimentale di Guadagnino del romanzo di Andrè Aciman. Poco seguito ha avuto il polverone che alla vigilia di Toronto tentò di sollevare un post di James Woods, scandalizzato che il film strizzasse l’occhio alla pedofilia. Gli spettatori nelle sale continuano a struggersi, immedesimati di fronte alle campagne lombarde (le scene sono state girate ), alle eteree melodie di Sufjan Stevens (ci sorprende non trovare il suo nome nella cinquina della Miglior colonna sonora), e all’interpretazione solida e  piena di anima dei protagonisti.

Poi, all’ alba dell’11 dicembre a Los Angeles (le 14.30 in Italia), Sharon Stone ha letto tre volte il titolo in inglese. Con CALL ME BY YOUR NAME il 7 gennaio Guadagnino sfiderà pure Spielberg nella cinquina del Miglior Film del premio cinematografico e televisivo americano più importante. I due attori da lui scelti, entrambi nelle categorie performative, sono già in odore di candidatura agli Oscar.

Un dolce risveglio per Timothee Chalamet ed Armie Hammer.

sta girando il nuovo film di Woody Allen (A RAINY DAY IN NEW YORK) accanto a Selena Gomes  e lo vedremo prossimamente anche in HOSTILES di Scott Cooper, e in LADY BIRD di Greta Gerwig (altra pluripremiata materia da Oscar).
Il giorno dopo spicca la mancanza (forse pudica? ma assordante) di dichiarazioni in prima persona di Guadagnino.  Se non altro sui social, in cui non ha profili da lui creati. preferisce di no. Non vive ad Hollywood, è diviso fra Milano e Como, si dice apolide. Sta lavorando ad un remake di SUSPIRIA (che avrebbe già fatto commuovere Quentin Tarantino, a detta del regista, prima del FESTIVAL di Londra), sarà pronta per febbraio, avrà la colonna sonora di Thom York dei Radiohead e non vede l’ora di farla vedere a Dario Argento, “il maestro gentile dell’horror italiano” lo definisce, che gli ha concesso per il film i diritti d’autore negati a tanti. Come Jonathan Carpignano, il regista di A CIAMBRA candidato agli Oscar nelle opere staniere, è un regista con un baricentro fuori dall’Italia che rappresenta l’Italia nel mondo.

“Everybody can relate to the first time they were infatuated with somebody and went out on a limb and made themselves vulnerable enough to tell that person,” he says of the film’s relatable (and award-winning) themes of familial resilience, desire, and passion — the latter of which here blossoms between a teen and his father’s live-in academic assistant. “And to have that end in a way where you shouldn’t cry because it’s over, but smile because it happened, I think a lot of people can relate to that, which makes it a timeless story. The world right now is a scary place and filled with a lot of hate, so to have a movie that just promotes love, people are enjoying that… I truly believe that the message is: love is love is love, and this is a love story that anybody can relate to, regardless of identification and orientation.” Armie Hammer about Call me by your name

“I tried,” Hammer tells EW of attempting to share news of the nod with his early-rising companions: three-year-old daughter, Harper, and 11-month-old son, Ford. “I said, ‘Harper, daddy got nominated for a Golden Globe!’ And she goes: ‘Oh, where is it?’ I was like, ‘No, I didn’t win one, I got nominated!’ She asks, ‘Is it here?’ and I go, ‘No.’ Then, she goes, ‘Oh. Can I have cereal?’”

Hammer ha saputo la notizia dalla moglie (Elizabeth Chambers, già giornalista televisiva negli USA, adesso imprenditrice, titolare di una grande pasticceria a San Antonio in Texas). “Ero sveglio alle 4.30 del mattino – ha dichiarato l’attore- non per seguire le nominations, ma perché sono padre di due figli piccoli, di undici mesi e tre anni, e cercavo di prendere sonno. Poi il telefono non smetteva più di squillare ed era mia moglie: piangeva dalla gioia. Ho detto a mia figlia Harper, che ha tre anni: “Tesoro, papà è stato nominato al Golden Globe!” e lei: “Oh, e dov’è?”, e io: “No, non ne ho vinto uno, sono stato nominato!”- E lei ancora: “Ma è qui?”- Ed io. “No”. E lei: “Oh. Posso avere il mio latte con i cereali?”. I figli sanno come farti stare con i piedi per terra”.
Hammer è stato quello che più di ogni altro ha creduto nel film, sostenendolo e difendendolo a spada tratta dalle critiche (poche in realtà, ma insidiose, lanciate in rete prima della proiezione nelle sale negli USA, e poi tutte cadute dopo che pubblico e critica unanimamente hanno apprezzato il lavoro vedendolo sullo schermo): epica e virale la sua risposta a tono di  al post di JAMES Woods su Twitter (che insinuava nella storia uno strizzare l’occhio alla pedofilia), messo a tacere con quattro parole, e senza tante riverenze, alla vigilia di Toronto. Da pochi giorni Hammer ha chiuso il suo profilo Twitter perché “stanco della cattiveria fine a se stessa” che possono promuovere i nuovi mezzi di comunicazione. Nella visione che Guadagnino ha dato al romanzo di Aciman, l’attore vede solo bellezza: “Tutti abbiamo vissuto una prima volta in cui ci siamo infatuati di qualcuno e ci siamo buttati alla cieca rendendoci abbastanza vulnerabili da dichiararlo a quella persona, e avendo quel finale in cui non si deve piangere perché è finita, ma sorridere perché è accaduto: penso che molte persone si ritrovino in ciò, il che rende la storia senza tempo. Il mondo di adesso è spaventoso, è pieno di odio, perciò avere un film che promuove l’amore piacerà molto al pubblico… penso veramente che il messaggio sia: l’amore è l’amore e basta, e che questa sia una storia in cui tutti possano immedesimarsi al di là del genere e dell’orientamento. Nello specifico, la nomination è gratificante perché tutti abbiamo creduto tantissimo nel film. Tutti noi abbiamo fatto sacrifici a livello personale e professionale per recarci in questo piccolo paese in Italia e fare un film con pochissimi soldi. Ci ho messo il sangue, il sudore, e le lacrime, per questo lo sento speciale”. (Mariella Dei)

CHALAMET: “sono totalmente sotto shock adesso. Non me lo sarei aspettato in un milione di anni. Gli altri attori nella categoria sono persone che ho studiato e che ammiro da anni, così non smetto di stropicciarmi gli occhi per vedere qual è il quinto nome lì scritto e vedo che è il mio, e non ci credo … Che il film fosse piaciuto al pubblico l’ho capito la sera stessa della premiere, al Sundance. Guadagnino, Hammer ed io ci guardavamo e notavamo che la gente era genuinamente presa, e riflettevamo su come il film fosse diventato un mezzo per loro per venire fuori e sentirsi più in contatto con una parte della vita personale che non era presente prima che vedessero il film”.
Yes, since Sundance on the first night it premiered. Luca [Guadagnino, the film’s director], Armie and I all turned to each other and noticed that people were genuinely reflecting upon the movie as a medium to come out and be more in touch with a personal life that wasn’t present before the film.
On this project, specifically, it feels particularly gratifying because it’s something we all believed in so much. We all made personal and professional sacrifices to go to a small town in Italy and make a movie that costs next to nothing. I poured my blood, sweat and tears into it, so that feels special.