GIANNI RONCONI: fotografando con la musica in testa

Posted by on Nov 12, 2014 in Contemporaneo globale, Territorio e passato | 0 comments


Il fotografo di Castel San Niccolò (Ar) racconta La musica in testa, il suo recente progetto dedicato ai tanti musicisti sconosciuti che si esibiscono sulle strade e nelle piazze dei paesi e delle città. Si tratta del settimo libro pubblicato dal maestro del bianco  e nero, e dell’ultima mostra con stampe analogiche: ora si prepara al salto verso la fotografia digitale. 
 
 

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L’incontro con Gianni Ronconi è stato ad agosto, nella sala, all’inizio del borgo di Strada in Casentino (Castel San Niccolò, Ar), in cui ha esposto il materiale originale del suo ultimo progetto, La musica in testa. Ho in mente l’allestimento: larghi pannelli disposti a labirinto che raccolgono, suddivise per capitoli, duecento fotografie in bianco e nero. Sembravano grandi spartiti riempiti di note, messi davanti a vari strumenti musicali dall’aria vissuta che Ronconi aveva attaccato alle pareti o messo su scaffali. Mi ha raccontato del successo dell’inaugurazione, della presenza e dell’interesse delle autorità locali e regionali, del buon riscontro da parte della gente. Per il fotografo casentinese, che da venticinque anni racconta volti, antichi mestieri, angoli e vita di paese come se le immagini fossero strofe di un grande cantico, si tratta dell’ennesimo progetto di successo, e del settimo libro che viene pubblicato. Dopo esperienze espositive in molti luoghi della Toscana, fra cui Firenze, con Gianni Ronconi abbiamo parlato del suo ritorno a casa.

Gianni Ronconi. Il suo ultimo lavoro fotografico riguarda la musica, ma racconta anche tanti luoghi della Toscana. E’ una raccolta. Come è iniziato e come si è sviluppato?

E’ iniziato quasi per caso, perchè qualche foto legata alla musica l’avevo già fatta in virtù della mia attività di fotografo non professionista. Poi mi è venuto in mente di dedicare alla musica un libro, un lavoro specifico, visto anche che io sono innamoratissimo della musica. 

Sono andato a cercare musicisti che abitualmente si esibiscono sulla strada. Il tema infatti è la musica sulla strada: musicisti singoli o a gruppi, complessi e bande. Ho anche dedicato attenzione a chi segue questa musica: il pubblico, i bambini, gli anziani. Gente che si diverte, che trova emozioni e soddisfazioni a seguire questi musicisti. 

 La musica in testa

I contesti variano e spaziano: ci sono le piazze e gli angoli del Casentino, tutti ben riconoscibili. Ma ci sono anche presenze esterne. Come gruppi in costume, o i musicisti dentro i loro spazi ed i loro luoghi di creazione o ricerca. E’ stato laborioso fissare l'”attimo perfetto” per ognuno e poi assemblare il tutto in una storia?

All’inizio ho cercato solo di fotografare. Quando poi le foto diventano tante va dato un ordine al materiale per ricondurlo ad una mostra o ad un libro, come ho fatto io. Ho tirato le somme. Avevo seguito diverse bande, persone che suonano per puro divertimento, altre che lo fanno per guadagnare qualche spicciolo. O anche bande “ufficiali”, come quella dei Bersaglieri o dei Carabinieri. La “programmazione” del libro è stata  fatta per capitoli. E non c’è un capitolo più importante di un altro, hanno per me tutti la stessa importanza al di là che uno contenga più foto o l’altro meno. Ci sono musicisti molto anziani. Oppure anche molto famosi, come i fratelli Lanzi e il loro gruppo, la Casa del Vento. Francesco Moneti dei Modena City Ramblers. Oppure Victor Morosco, di Strada in Casentino. Ci sono musicisti bambini che ancora non sanno nemmeno che cos’è la musica però si divertono a sperimentarla. Dando ordine alle foto sono nati dieci capitoli. E’ stato un processo molto naturale. 

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Quello che mi ha sempre emozionato dei suoi lavori è il modo in cui racconta delle storie semplici, che diventano collettive e universali. I suoi personaggi del quotidiano diventano icone della Vita, in cui un ruolo importante ce l’hanno i vecchi. Lei li rappresenta come  figure arcaiche, attraverso un’attenzione per il dettaglio che è davvero una scelta espressiva potente. Che tipo di tecnica fotografica ha adottato per questo ultimo lavoro? mi sembra comunque in linea con la produzione precedente…

Sì, la tecnica è sempre quella che ho usato per tutte le mie escursioni fotografiche. Ho sempre cercato di inquadrare il soggetto principale della fotografia, o nei minimi particolari, o in un ambito che facesse vedere a chi guarda che cosa seguisse o facesse il soggetto fotografico. Ho sempre cercato di curare i particolari più piccoli, come per esempio le mani che suonano uno strumento, o le corde di una chitarra, o i tasti di un vecchio pianoforte. La ricerca del particolare è’ la stessa che ho usato per fotografare la banda davanti al Monumento dei Caduti a Poppi, nonostante fosse un contesto ampio e allargato. L’inquadratura è essenziale. Secondo me la fotografia deve restituire, e far vedere subito a chi la osserva l’ emozione che ha dato a me in quel momento. Anche se sembrano studiate, sono foto estemporanee, fatte sul momento. Ma l’attenzione per l’inquadratura è essenziale soprattutto per le situazioni prese al volo.

 

Le foto sono tutte analogiche. Scattate e sviluppate con i mezzi ed i metodi tradizionali…

Sì, questa è una delle mie, probabilmente, ultime mostre di materiale prodotto con i vecchi sistemi, cioè stampando le foto da solo, con pellicole analogiche. Purtroppo, dati gli altissimi costi della stampa in bianco e nero, ho dovuto smettere di farlo. Infatti ho in preparazione un’altra mostra fotografica ed un’altra pubblicazione, saranno sempre in bianco e nero, ma saranno foto digitali. Purtroppo ci sono difficoltà per la stampa in bianco e nero per il reperimento di pellicole (si possono comunque ancora trovare), ma principalmente il problema è la carta. Una volta utilizzavo la carta Agfa. Poi anche altri marchi, ma sono spariti tutti. Non solo quei tipi di carta si trovano difficilmente, ma quelli che si riescono a trovare costano così tanto che ogni fotografia diventerebbe improponibile per il costo finale. Bisogna per forza rinunciare.

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Come sta vivendo ora l’approccio con le tecniche digitali?

Come resa fotografica, ho trovato il passaggio al digitale molto naturale, non c’è niente di diverso. E’ proprio la stampa diversa. La stampa in bianco e nero come ero solita farla io, con la camera oscura, curando i minimi particolari, con le mascherature, non si applica più col digitale. E c’è una gradazione di neri e mezze tinte che con la stampa digitale non è realizzabile se non con stampanti ad altissimo costo. E purtroppo per un fotografo non professionista questi costi sono poco sostenibili. Preferisco fare foto sempre in bianco e nero e sto sperimentando ora come poterlo fare attraverso una macchina digitale. 

Dal pensiero che le ha scritto il maestro di musica casentinese Marcello Biagini, alla filastrocca di una classe quinta di scuola elementare lombarda: ha scelto lei direttamente i testi che accompagnano la mostra fotografica?

Sì. I testi li ho trovati in rete, su internet, tranne quello scritto dal maestro Marcello Biagini, che è direttore della banda di Castel San Niccolò. Per curiosità mia, un giorno cominciai a cercare che cosa potesse essere particolare per commentare i capitoli della mostra. Avevo già in mente come titolo, La musica in testa, perchè mi venne in mente la canzone di Mina, La Banda, che conteneva lo stesso verso. Da lì la ricerca in rete mi ha portato a testi, poesie e canzoni che ho poi selezionato. Non solo, ho trovato anche dei commenti o citazioni molto antiche, come quella di Platone sulla musica. Li ho messi come inizio di ciascun capitolo. Il testo che più mi è piaciuto è quello dell’ultimo capitolo, che porta, appunto, il titolo della mostra: penso che già da piccoli i bambini abbiano la musica in testa, perchè basta vederli con qualsiasi oggetto e subito cominciano a far rumore, a creare ritmo, perciò credo che quello che hanno scritto i bimbi della scuola elementare di Lesmo, in provincia di Lecco non poteva essere più azzeccato.

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Mi viene da pensare che ci siano tante storie particolari, di luoghi e di persone, dietro le immagini che lei ha raccolto…

Decisamente sì. Un colpo di fortuna è stato durante una manifestazione dei Bersaglieri a Firenze, sopra Ponte Vecchio. Era appena passata la banda dei Bersaglieri, di corsa come fanno sempre, e anch’io mi incammino dietro a loro, al centro del ponte, chiuso, di Firenze e… davanti a me, oppure è passato dopo, non mi ricordo…vedo questo anziano bersagliere, portato a braccetto da due colleghi, di corsa dietro al gruppo, che teneva il passo come loro… una situazione simpaticissima. La voglia di quell’anziano bersagliere di stare nel suo gruppo era talmente tanta che si faceva trainare pur di stare ancora lì. 

Un’ altra foto particolare che mi portavo dietro da tanti anni è quella che scattai al sassofonista Victor Morosco all’imbocco della strada vecchia verso il Castello di Strada in Casentino (Ar). E’ una delle due foto molto vecchie che ho inserito in questa mostra, sono di almeno una ventina di anni fa. Victor Morosco si esibiva col sassofono sopra gli scalini di casa per un gruppo di amici. L’ambientazione era qualcosa di favoloso. Forse sono davvero occasioni che mi vengono incontro, sono stupende, e vanno colte quando mi capitano.    

E poi mi viene in mente questa scena che mi sono ritrovato davanti durante la manifestazione Bandalonga a Poppi (Ar). Avevo curato tutta la parte fotografica di quell’evento e stavo tornando a casa dei miei suoceri, che abitano a Ponte a Poppi. Lungo il torrente Sova incontro tre persone. Una situazione simpaticissima. Sono stato molto fortunato…” 

Gianni Ronconi mi guida verso la foto, nitida e iconica, dei tre personaggi: uno è un giovane uomo, un musicista di una banda che spinge un passeggino. Sopra c’è lo strumento che aveva appena finito di suonare, un basso tuba, probabilmente molto pesante; a fianco c’è la moglie, con in braccio un bimbo piccolissimo. Penso a quando l’infante “spodestato” dal suo mezzo di trasporto sarà adulto e riguarderà quell’ immagine. Se sorriderà con la tenerezza e la meraviglia con cui mi viene da sorridere di fronte all’umanità della scena ed alla fantasia della vita, racchiusa in quei 30×40 cm di carta introvabile trattata con nitrato di argento usata per far capire a tutti che cos’è la passione.

Mariella Dei

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Gianni Ronconi a Strada in Casentino

Strada in Casentino (AR)

Gianni Ronconi pubblica nel 1989 il suo primo volume fotografico, I Carbonai, che rievoca per immagini la vita e la storia dei carbonai di Montemignaio, in Casentino. Nel 1993 esce il suo secondo libro, I volti della terra in Casentino: immagini, sempre in bianco e nero, che fanno rivivere poeticamente ciò che rimaneva del mondo contadino di un tempo. Nel 1997 pubblica il libro La pietra: voce del tempo, stagione dell’uomo, una ricognizione antropologica sulla civiltà della pietra e degli scalpellini. Nel 2000 esce il suo quarto libro, Casentinesi: un’antologia di volti e attimi di vita collocati nello scenario del Casentino che hanno in comune la semplicità della vita di ogni giorno. Nel 2001 cura la pubblicazione di Mi ricordo che… trascrivendo le memorie, le storie, le lettere di suo zio Gilberto Giannotti, il Postino di Cetica. Nel 2004 dà alle stampe il quinto libro fotografico Strada in Casentino giorni di mostra, le cui immagini descrivono la Mostra della Pietra lavorata che viene effettuata nel suo paese. Nel 2008 esce il volume Un giorno nella vita, con immagini che documentano il viaggio dell’uomo attraverso i giorni, i mesi, gli anni della vita. Nel 2012 collabora all’uscita del libro Pieve di San Martino a Vado e i suoi capitelli, con un accurato e suggestivo servizio fotografico sui capitelli della millenaria chiesa del suo paese, Strada in Casentino (Ar). Nel 2014 ha pubblicato il libro La Musica in Testa, dedicato ai tanti sconosciuti musicisti che si esibiscono sulle strade dei paesi e delle città.