CLAUDIA MYERS: “Racconto le difficoltà di una madre che lavora”

Posted by on Nov 27, 2014 in Contemporaneo globale | 0 comments


La regista di New York parla di Forth Bliss, che ha vinto il premio come miglior lungometraggio al Champs Elysees Film Festival di Parigi. Ha scelto un contesto estremo e il personaggio di una donna-soldato per dare voce ai tormenti dei genitori single di tutto il mondo alle prese con la famiglia e con il lavoro. “La speranza è che il pubblico veda gente che cerca di fare il meglio possibile nelle situazioni difficili – spiega- e capisca il percorso che queste persone hanno compiuto”.
Claudia Myers, primo premio lungometraggi al Champs Elysees Film Festival 2014 a Parigi

Claudia Myers, primo premio lungometraggi al Champs Elysees Film Festival 2014 a Parigi. foto Mariella Dei

Claudia Myers mi concede una generosa intervista. La regista, che è anche docente a tempo pieno di Film e Arti mediatiche all’ American University di Washington D.C., parla con calma, quasi con timidezza, del suo lungometraggio in concorso, seduta in una delle poltrone vintage in pelle beige nella penombra dei Publicis Cinemas di Parigi, prima dell’incontro con la stampa francese. Forth Bliss è la storia di una giovane donna medico dell’esercito, dalla carriera brillante, che trova onori e riconoscimento dopo una lunga missione in Afghanistan, ma che deve affrontare la distanza del figlio nei suoi confronti quando torna a casa. Mancano poche decine di minuti alla seconda proiezione parigina del film, e la regista non immagina che alla fine del Festival la giuria lo decreterà il miglior lungometraggio.

 Signora Myers, che cosa ha ispirato Forth Bliss?

Volevo raccontare la storia di una madre single, speravo da tanto tempo di avere l’opportunità di trattare questo tipo di argomento, ma non riuscivo a trovare il modo giusto di addentrarmici. Per puro caso mi fu chiesto di girare un film di esercitazioni per la U.S. Army, e quando sono venuta a conoscenza del numero di genitori single che ci sono nell’esercito americano, con il bagaglio personale che si portano appresso andando in guerra, mi sono resa conto di aver trovato la strada per raccontare la storia che a me interessava, messa in un contesto specifico che era urgente, rilevante, proprio ora, in questo momento storico.

Ci sono tanti film americani che trattano il tema della guerra vista dal punto di vista femminile, o girati da donne. Mi viene in mente il premio Oscar Kathryn Bigelow, per esempio. C’è qualche riferimento, o elemento di ispirazione, che ha trovato in essi e che le sono stati utili per il suo film?

Certo.  Direi Kramer contro Kramer. E’ un film che mi ha toccato profondamente molto tempo fa e lo ricordo in modo vivo; mi sono imposta di non volerlo riguardare finchè non fosse finita la mia sceneggiatura, perchè avevo paura di “imitarlo”, insomma, di prendere in prestito troppo materiale. Ma penso di sicuro che ci sia lo spirito di quel film che mi ha veramente interessato e che ha continuato nel tempo a girarmi intorno. Penso che Kathryn Bigelow con The Hurt Locker abbia realizzato un film molto importante, e, definitivamente, il mio lungometraggio è completamente l’opposto di The Hurt Locker, a partire dalla trama:  Kathryn Bigelow parla di uomini che tornano dalla guerra contro i talebani, mentre io parlo di una donna. Ma tuttavia condividono alcuni punti peculiari, come, per esempio, ciò che riguarda la visione dei soldati, che non sono vittime, ma professionisti che hanno sviluppato un senso di “scopo” in ciò che devono fare. 

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Claudia Myers presenta Forth Bliss alla stampa a Parigi. Foto di Mariella Dei

 Che tipo di donna è la protagonista del suo film?

Quello che volevo fare era mostrare veramente un personaggio complesso, con molte sfaccettature, del quale si riuscissero a capire spesso le motivazioni. E abbiamo fatto in modo che la mia protagonista pensasse a se stessa e pensasse alle sue problematiche. E’ il solo personaggio del film che “naufraga”e la mia speranza è che il pubblico veda gente che cerca di fare il meglio possibile nelle situazioni difficili e che capisca il percorso che queste persone hanno compiuto. Allo stesso tempo, ci sono prospettive che si contrappongono, in conflitto l’una con l’altra.

Qual è la sua visione della guerra e delle donne che vanno a combattere nell’esercito?

Penso che dipenda dal tipo di guerra. Credo che sia impossibile rispondere in termini generali. Bè, la mia visione delle donne nell’esercito è che stiano trovando il proprio posto in un contesto che non è per tutti. Nella mia visione, è soltanto un altro posto di lavoro. Nel modo in cui si vede nel film, è un contesto lavorativo estremo, e così i problemi che sorgono nella storia della protagonista – la sua carriera, la sua famiglia- vengono assorbiti, perchè per quanto riguarda la quotidianità del suo posto di lavoro si parla in termini di vita e di morte. Parliamo di un viaggio di quindici mesi contrapposto ad un altro qualsiasi che può durare due settimane… Ma ritengo che la sostanza sia la stessa, la accomuno a qualsiasi genitore che lavora. Ho la mia esperienza personale rispetto ai temi della storia. Ho dei figli. Qualche volta quando ho molto lavoro e soddisfazione nel lavoro mi viene rimproverato di non essere una buona madre. E quando sono con i miei figli e non sono professionalmente produttiva mi sento… come dire, a disagio, non utile, ed è la parte di me che vuole esprimersi che soffre. Così, è una questione di raggiungere il senso di equilibrio nella vita, che penso sia difficile per tante persone. E credo che essere un genitore e volere allo stesso tempo una carriera sia una condizione in cui molti si ritrovano e si riconoscono. 

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Il trailer di Forth Bliss sugli schermi del wiki cafe dei Publicis Cinemas di Parigi durante l’incontro della regista con la stampa. Foto di Mariella Dei

Dirigere un film è prendere delle decisioni. Che tipo di scelte ha fatto per rendere il suo film un buon film?

Penso che quello che fa di un film un buon film è una bella storia, che esprima qualcosa che abbia un significato, un certo tipo di verità personale, o che ponga interrogativi, che indaghi. Che metta in discussione qualcosa della vita anche di chi fa il film, qualcosa rispetto a cui sentiamo di avere una connessione e che vogliamo esplorare. Penso che un film debba essere in risonanza con me, debba portarmi a fare domande. Sa, nella maggior parte dei casi si vuole raccontare una storia perchè si ha qualcosa da dire o perchè non si sa che cosa pensare rispetto ad un definito argomento e si cerca di avere risposte. Mi sono sentita di avere una buona sceneggiatura nel momento in cui non sapevo come concludere il film. Ho cercato di risolvere la storia con tutte le mie forze. Tenga presente che un regista è sul set con pochi soldi e non c’è abbastanza tempo. Sicuramente la cosa più difficile è mantenere il senso del controllo quando puoi perderlo molto velocemente a causa delle circostanze.

Quanto è costato il film?

 Non tantissimo (ride). 

 Ci può parlare dei suoi attori?

Nel momento del casting cerco di trovare attori che possano avere una connessione forte con il ruolo, capire veramente la storia che intendo raccontare, che mettano qualcosa di se se stessi nella parte e progetto molto il loro tipo di collaborazione. Abbiamo fatto un po’ di prove prima di girare. Era importante per me, specialmente rispetto a Michelle Monaghan e al bambino, che avessero un po’ di tempo per essere a loro agio, e abbiamo avuto sette giorni per questo. E ho visto che lavorare con un bambino è molto diverso che dirigere un adulto, e ho sperimentato i tanti modi di approcciarsi che sono necessari per questo lavoro, che dipendono dalle scene. Lui è stato molto fedele, aveva letto la sceneggiatura due volte. Abbiamo diviso la storia in capitoli. 

Sta lavorando a qualche nuovo film?

In questo momento sto lavorando su due sceneggiature. Che hanno uno stile molto diverso. Niente a che vedere con Forth Bliss, è un approccio molto diverso

Forth Bliss è stato votato dal pubblico come miglior film in concorso nella terza edizione del festival parigino. La giuria popolare, presieduta da Jaqueline Bisset e Bertrand Tavernier, ha premiato Claudia Myers riconoscendo la modernità della storia e l’intensità complessa del personaggio femminile, a cui la brava Michelle Monaghan ha donato bellezza ed estremità: dall’assenza di emozioni che il ruolo, in guerra, le impone, alla riaffermazione potente e disperata dell’amore, dell’istinto di maternità, il riappropriarsi dei bisogni e dei desideri di una femminilità a lungo inespressa. Il film è uscito negli Stati Uniti nell’aprile 2014 distribuito da Phase 4 Films.

Mariella Dei

Parigi, Champs Elysees Film Festival 2014