Cannes 69, la poesia di PATERSON e le nostalgie di Jim Jarmusch

Posted by on May 16, 2016 in Contemporaneo globale, Territorio e passato | 0 comments


di Mariella Dei

La poesia del quotidiano di “Paterson” conquista,  la presentazione del regista e degli attori avvince. “Sono orgoglioso di aver portato a Cannes un film di vecchia scuola” dice Jarmusch.

 

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Adam Driver, Golshifteh Farahani e Jim Jarmusch nel red carpet di Cannes 2016

 

Paterson è un autista di autobus.  Calmo, silenzioso, contemplativo. Dal vetro del finestrino osserva attento le persone, le linee, le luci, la vita della cittadina che si chiama come lui. E scrive brevi poesie in dei foglietti.

Quando sei un bambino impari che ci sono tre dimensioni: altezza, lunghezza e spessore. Poi più tardi senti che c’è una quarta dimensione, il tempo. Mmm… poi altri dicono che ce ne sono una quinta, una sesta, una settima… Finisco di lavorare, prendo una birra al bar. Guardo in fondo al bicchiere e mi sento contento“.

I versi si sovrappongono alle immagini. E’ un quotidiano illuminato dalla luce di un mattino qualsiasi, tenera e rassicurante, la musica ambientale accompagna i movimenti di uomini, donne, bambini, alberi. Due gemelline identiche. Tante differenze. Scorci urbani, particolari in dissolvenza. I dettagli. Le piccole cose. C’è tutto il suo mondo. La vita di Paterson scorre avanti e indietro ai lati del grande ponte di ferro che apre la scena, costruito sulla roccia e sopra la cascata. Uguale ogni giorno, e perfetta così.
Il trailer di “Paterson” è sguardo e parole. Nessun accenno di trama o di azione. Solo contemplazione. Un frammento di completezza e di armonia, proprio come quella che, stilisticamente e come messaggio, il film ricerca (ed ottiene) con i codici estetici che solo il gusto di un regista che apprezza “il cinema come forma di Arte” può creare da solo, attingendo a mille fonti e rimanendo unico.

Jim Jarmusch

Jim Jarmusch a Cannes 2016

Mi piace dare impressioni, non sinossi” – esordisce laconico Jim Jarmusch in conferenza stampa. Ma poi si apre generosamente a risposte molto piu articolate, con quel suo scandire meccanico delle parole e quel timbro di voce tanto simile alle ballate di Nick Cave.

E’ assieme agli attori protagonisti, Adam Driver e Golshifteh Farahani, e ai produttori Josh Astrachan e Carter Logan.

Prima di andarsene si dilungherà a parlare delle sue passioni cinematografiche e soprattutto letterarie: dalla poesia americana anni Settanta e Ottanta ad Allen Ginsbourg, da Hermann Hesse a Charles Bukowski, con una dichiarazione d’amore per la filosofia che trova “idee nelle cose che regolano il mondo“. Non dimenticando Franz Kafka, che “ha dato le basi per i miei film come un cerchio, un fluire continuo“.
Jarmusch si dice orgoglioso di portare a Cannes un “film di vecchia scuola“.

La texture delle immagini è squisitamente vintage, richiama un po’ quei video degli anni Ottanta stile Van Morrison o Rod Steward. “Non penso che il modo in cui ho girato il film sia antiquato. A me piace la camera oscura, il processo di creazione chimica dell’immagine è un’esperienza in se stessa. E per me è importante salvaguardarla, mi piace conservare questa modalità così come la texture cinematografica“.
Per chi ha in abitudine la filmografia del cineasta si tratterà di trovarsi di fronte a qualcosa di diverso. Anche musicalmente. “La mia ispirazione musicale non si rifà ad un genere. Utilizzo tanti tipi: da quella anni Settanta alle ballate, da Schubert all’Hip Hop. Qui uso abbastanza la musica d’ambiente, ma anche la chitarra elettrica. L’ho chiesta a compositori di musica elettronica, a volte la creo anche da solo, con i sintetizzatori, cercando di evitare le sequenze“.
Anche se gli attori protagonisti sono due, nella sala di Cannes potrebbero essere presenti tutti i piccoli ruoli, le comparse, i camei che muovono il microcosmo poetico della pellicola. Il mondo perfetto di Paterson. Che Jarmusch si sofferma a descrivere anche geograficamente, nella sua composizione sociale (multietnica) e lavorativa. “Mi piace investigare i personaggi, tantissimo. Anche i più piccoli – dice entusiasmato- Sono felice di aver avuto Adam nel film perché capace di rendere vivo e credibile lo sguardo che li contiene e li rende importanti tutti“.

Adam Driver

Adam Driver a Cannes 2016

Meticoloso, strutturato come potrebbe far pensare che sia un attore con un passato nell’esercito, Adam Driver regala un personaggio sublime, delicato, pieno di quella dolcezza non invasiva che hanno gli introversi a cui basta il loro mondo interiore, e capaci di profonda comprensione degli altri per “afflato”. L’attore dice di essersi preparato molto per il ruolo, di essersi documentato osservando e parlando con la gente del paese e di aver raccolto informazioni anche per guidare l’autobus. “Ma lui non è un attore analitico- aggiunge Jarmusch - è uno che funziona per reazione. E’ un attore che ha avuto esperienza del mondo, avendo affrontato la carriera militare per un certo periodo. E’ stato un piacere lavorare con lui ogni giorno“.

Il regista si esprime con lo stesso tono di elogio nei confronti dell’artista iraniana Golshifteh Farahani che ha voluto come protagonista femminile: una “giovane signora radiosa, intelligente, piena di calore umano e di talento“.

Golshifteh Farahani è la rivelazione del film. Interpreta la compagna di Paterson. L’alter ego, la visione opposta del marito. E’ oppressa dalla routine, da quella linearità piatta. Lei è come un’esplosione: ha bisogno di creare (dipinge, recita, si esprime in mile modi) e nella sua brama di emozioni, avida di sentire la vita, è alla continua ricerca di stimoli. La coppia sembrerebbe impossibile stando alle divergenze incolmabili, eppure, il loro amore funziona. E’ una scelta.

Golshifteh Farahani

Golshifteh Farahani a Cannes 2016

Io sono partita dall’Iran verso l’Europa come musicista – spiega l’attrice, che a Teheran ha debuttato a sei anni in teatro, e dopo una parentesi a Hollywood le è stato imposto di non lasciare più il Paese. – Volevo realizzare un mio sogno. Sono arrivata a Parigi, e mi sono trasferita lì senza sapere la lingua o conoscere niente della città e nessuna persona. Giorno dopo giorno la forza di andare avanti me l’ha data la fame di vita e di arte, volevo riuscire, volevo affermarmi. Poi le cose sono accadute da sole, la vita ad un certo punto mi ha restituito tutto quello che ho dato. Le cose cominciavano ad accadere e per me era come un fuoco che mi alimentava, e bruciava ogni giorno di più. Quando ho ricevuto la proposta di Jarmusch per il film… è stato come una rivelazione, ho visto l’Universo che mi strizzava l’occhio, dicendomi: ecco, ce l’hai fatta, questo è il tuo momento, il risultato che aspettavo, la conferma che la scelta da me fatta è stata giusta, è il sogno che si realizza… e questa convergenza di situazioni è anche il messaggio del film: il tuo destino lo scegli e lo costruisci ogni giorno. Il futuro sono le tue scelte, bisogna ascoltare il proprio cuore e sintonizzarsi con la voce dell’Universo”. Per l’attrice iraniana lavorare con Jarmusch è stato “incredibile, perché lui non è solo un artista ispirato e con una grande cultura, ma ha questa empatia fuori dal comune, è sensibile e impressionabile da tutto, si preoccupa delle persone così come di ogni piccola cosa che ha intorno. Se ci sono insetti in giro si preoccupa di non far loro del male, è come se sentisse la vita di ogni cosa attorno a lui“.

Il red carpet di “Paterson“, alle sedici, è la parte centrale della giornata che sembra l’esaltazione del Cinema indipendente americano ai pià alti livelli, preceduto poche ore prima da “Loving“, l’ultimo film di Jeff Nichols anch’esso in Competizione.

Mariella Dei, da Cannes 16 maggio 2016

Paterson

Il team di “Paterson” a Cannes 2016

 

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Adam Driver e Golshifteh Farahani