Cannes 2016: MONEY MONSTER, la Tv secondo Jodie Foster

Posted by on May 12, 2016 in Contemporaneo globale, Territorio e passato | 0 comments


di Mariella Dei

Un thriller sui generis in cui la TV e i suoi linguaggi diventano macchina narrativa e codice stilistico. La nostra prima visione  del film, fuori concorso a Cannes 2016.

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Jodie Foster e il Cast di Money Monster al Festival di Cannes

Jodie Foster è un genio. Julia Roberts e George Clooney sono perfetti (recitazione di misura ad alti livelli). Il film è un equilibrio straordinario, fluido e serrato, di registri diversi giocati sul filo sempre alto della tensione. Il serraglio narrativo è ben strutturato. La caratterizzazione dei personaggi, dai principali ai piccoli ruoli (e anche qui la Foster si è divertita), è eccellente.

La sala Lumiere del Palais du Festival di Cannes applaude l’anteprima della premiere del film, fuori concorso.

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George Clooney e Jodie Foster in una foto di scena

La storia parte dallo studio televisivo di New York in cui viene trasmesso in diretta “Money Monster”, un programma in cui Lee Gates/ Clooney, affabulatore fra il faceto e il farsesco, dà consigli ai telespettatori su come e dove investire denaro. Le notizie economiche, le news dei grandi network, i dati finanziari si mescolano e si accostano ai siparietti e alle ballerine di cui il conduttore si avvale per creare un personaggio accattivante. Dietro lo schermo, in cabina di regia, c’è la supervisione di Patty Fenn / Julia Roberts, che con grande intelligenza mediatica dirige staff e conduttore. Quando nello studio irrompe un giovane estraneo trasandato che prende in ostaggio Lee e lo imbottisce di dinamite incolpandolo della perdita di tutti i suoi risparmi, la storia prende un percorso inusuale. E in questo thriller anomalo, in apparente confezione canonica, si respira qualcosa di diverso dal blockbuster, non pià riconducibile ad una categoria precisa, e nell’evolversi della disavventura tutto trova un posto, dal dramma alla commedia umana.
Colpisce la variazione sul tema: a salvare la vita e a far trionfare la giustizia non sono tanto i poliziotti, quanto il potere dei media e di chi li sa manipolare. L’incursione dinamitarda, i drammi personali, il vero e il falso, il buono e il cattivo, così come la ricerca della verità e della salvezza passano attraverso gli schermi tv e i continenti (dall’Asia edonistica dei creatori delle reti, ai personaggi cosmopoliti della finanza virtuale che nell’ottica del film emerge come una costruzione astratta e irreale – una visione da parte della Foster decisamente non rosea e accondiscendente- fino al Sudafrica dove una campagna elettorale sbugiarderà il vero cattivo della storia. Che sarà condannato, prima che dal tribunale, dalla gogna mediatica dei meme virali, ma la farà franca (da non perdere l’ultima scena!).

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Julia Roberts in una scena di “Money Monster” di Jodie Foster

L’aspetto affascinante è che la Foster mutua dall’ “estetica e dall’etica della TV” il proprio stile e lo fa diventare espediente narrativo. Con rigore e sapienza registica, ma in modo del tutto originale (appare divertita a sperimentare e a relazionarsi all’imagerie che la tv produce e diffonde) imbastisce scene veloci, tagli decisi, tempi serrati, dialoghi tecnici con personaggi tanto mutevoli quanto la situazione della “diretta” richiede, volatili come gli umori degli spettatori, inconsistenti e pericolosi come la creazione dei miti. La tv con i suoi canoni e codici (velocità, immediatezza, diffusione istantanea ed orizzontale, ma anche sensazionalismo, suggestionabiltà e oblio) è la sorgente da cui la Foster attinge per declinarli e trasporli in contesti finora inesplorati, con un piglio “creativo”, piu surreale che moralistico o convenzionale, per la sua divagazione sul tema del potere mediatico.
Gli attori sono superlativi: si muovono nel confine confuso fra realtà-finzione-costruzione- manipolazione che l’immagine riflessa restituisce, esaltando l’ impermanenza, ma anche le molteplicità di situazioni che si aprono. Strepitoso George Clooney, capace di mutare mille registri senza perdere misura: partito come una specie di pagliaccio diventa poi vittima, bersaglio, si trasforma in confidente e confessore, inquisitore, ricercatore della verità, idolo delle folle e perdente, poi carnefice, difensore del debole, ed infine eroe: tutto senza angoli e grossi traumi, smussatamente credibile nel corso di centoventi minuti della stessa storia.
Presente a se stessa, quasi immutabile nella solidità della propria testa, la Patty di Julia Roberts è il Deus ex Machina della storia, imperturbabile, ferma eppure umana, sagace, padrona dei mezzi e della tecnica di quel piccolo studio con cui è capace di manipolare il mondo e il corso degli eventi, pronta alla soluzione giusta: quella che “l’ora e l’adesso” richiedono per salvare la vita al collega.
Il personaggio del “divo della Tv” è per la Foster portatore a suo modo di una morale: umanamente imperfetto, capace di ribaltare la situazione a suo vantaggio, si ritroverà nel finale lo stesso di sempre, con qualche rimorso e qualche esame di coscienza in più. Dopo tutto, strumento di verità grazie alla sua burattinaia. E silenzioso di fronte alla morte . Non vi sveliamo di chi. La Foster vuole che avvenga rappresentata in diretta, ma rispetto ad essa fa poi spengere le telecamere.
Impressione finale: si esce dalla sala divertiti e intrigati. “Money Monster” è un film tecnicamente eccellente, intelligente, piacevole da vedere, capace di trasmettere l’entusiasmo e la curiosità narrativa della regista, ricco di invenzioni e di varietà. Con attori validissimi.
Da vedere.
Mariella Dei, da Cannes- 12 maggio 2016

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Ja regista Jodie Foster a Cannes 2016

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George Clooney e Julia Roberts a Cannes 2016