Berlinale 2017 – CHIAMAMI COL TUO NOME di Luca Guadagnino

Posted by on Feb 20, 2017 in Contemporaneo globale, Territorio e passato | 0 comments


Sensuale, citazionistico, bertolucciano. CALL ME BY YOUR NAME  di Luca Guadagnino tiene alto il nome dell’Italia alla Berlinale 2017, brillando  di luce propria fra le proiezioni della sezione Panorama e ottenendo anche in Europa i consensi della critica che aveva riscosso qualche settimana prima alla premiere oltreoceano del Sundance. Con Armie Hammer e Timothèe Chalamet in stato di grazia.

di Mariella Dei

 

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Timothèe Chalamet è Elio in CHIAMAMI COL TUO NOME

 

Luca Guadagnino indulge sul tripudio dei sensi per portarci dove vuole portarci. Quel luogo dell’anima dove tutti siamo stati, siamo o saremo nel corso delle nostre esistenze e a cui non possiamo sottrarci. C’è chi lo chiama sbocciare, chi primo amore, chi desiderio. Attimi in cui l’età o il genere non contano, in cui il tempo si ferma, e non si può fare nulla se non cedere alla tempesta che sconvolge il proprio essere trasformandolo per sempre, e viverne l’intensità. Il film ci restituisce questa dimensione con efficacia, con la sincerità e con tutta la gradazione di emozioni che le appartiene.

Tatto, olfatto, gusto, vista.  Il caldo dell’estate. La rilassatezza delle vacanze. Siamo nel 1983 in un luogo indeterminato della campagna del nord Italia, dove nel casolare delle vacanze della famiglia del prof. arriva Oliver, giovane universitario statunitense chiamato ad affiancare il prof. in alcuni studi.

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Armie Hammer e Thimotee Chalamet in una scena di Chiamami col tuo nome

Oliver è una bomba la cui energia innesca una reazione a catena nella famiglia, e anche nel piccolo paese in cui si trova a trascorrere l’estate. Bello, atletico, brillante,  determinato, esuberante e senza tante cerimonie; guascone, ma acutamente sensibile: conquista tutti, e in particolare il dicassettenne Elio,  studente di musica, anima introversa e solitaria, il figlio perfetto del professore e della colta moglie.

Il rapporto che nasce fra Elio ed Oliver sconvolge la quiete piatta dell’afa ed ha la morbidezza, il sapore, l’opulenza della natura che fiorisce e che matura. Come le pesche (un leit motif simbolico del film che culminerà in un apice erotico e rimarrà nell’aneddotica del cinema), il laghetto, le piante e i fiori del giardino della famiglia.

La storia del passato (famiglia di archeologi), la bellezza classica (delle statue, ma anche delle fattezze di Armie Hammer contrapposte all’efebica e quasi preraffaellita delicatezza di Chalamet), i monumenti (quello al Milite ignoto sul Piave, o le chiesette attorno al Lago di Garda), la stella di David e la statua del Duce, il presente che non tocca nessuno dei protagonisti (i primi anni ottanta con i manifesti con scudi crociati, garofani, edera e falce e martello attaccati vicino ai piccoli bar,  Beppe Grillo che fa il verso a Craxi in tv). La musica ha un ruolo fondamentale: le canzoni di Battiato, la new wave, WORDS di F.R. David scandiscono lo sbocciare dei primi sentimenti, il loro dirompere, e ciò che rimane con la distanza.

Bravi Guadagnino e i suoi due attori a trasporre ogni sfumatura, compresa l’ambiguità del rapporto dei dui giovani, in cui non necessariamente il più giovane ed inesperto amante è quello più fragile. Hammer è straordinario nel rendere credibile la vulnerabilità che si apre nel suo personaggio sfrontato e sicuro sotto l’incantesimo dei sensi.

Call Me by Your Name - Still 1

Call me by your name – una scena del film

“E’ una storia di eredità , di ciò che i padri trasmettono ai propri figli, il passato al presente” – ha detto Guadagnino in conferenza stampa. Viene in mente in queste parole quanto siano determinanti nella storia i genitori di Elio. Loro sanno e non ostacolano la storia. Oliver (saggiamente) li informa dell’infatuazione del loro giovane figlio. Loro silenziosamente ci sono, osservano e lasciano fare. Non inibiscono, non interferisconi. Accompagnano. Permettono al figlio di vivere appieno lo sbocciare dei propri desideri. Anche con “un senso di nostalgia, e malinconia – ha spiegato l’attrice Amira Casar, madre di Elio nel film- “perchè quello che accade a loro figlio è accaduto anche a loro, e malinconicamente sanno che non potranno rivivere quella dimensione, quella freschezza e intensità che vedono in Elio mentre cresce”.  Ci fanno capire il ruolo dell’apertura mentale, del dialogo, dell’empatia nell’educazione sentimentale, fondamentali nel determinare gli esiti di una storia che dall’amore folle dovrà necessariamente trasformarsi nell’ “amicizia che rimarrà più bella nella tua vita”. Proprio grazie alla giusta mentalità ed educazione, il dolore non culmina in tragedia. L’angst e le lacrime si asciugano da soli dall’interno, e passerà il senso di strodimento e ubriacatura nell’abbraccio circolare dei “più vecchi” della storia. E come le statue greche Oliver vivrà di eterna bellezza, immutabile e fondamentale nell’immaginario del giovane Elio e nella sua vita futura.

Lo stesso Guadagnino ha ammesso, in conferenza, il suo amore per BErnardo BErtolucci.  La campagna, la sensualità, l’iniziazione, il rapporto fra genitori e figli richiamano tanto “Io Ballo Sola”, e lo vedo chiaro soprattutto nei lunghi silenzi pensosi e pieni di tormento amoroso di Elio, nel suo appartarsi nella camera, nei suoi rifugi, nei suoi luoghi segreti fra i suoi pensieri e la musica. Rispetto alla donzella Liv Tyler sperduta nella campagna toscana, il giovane Chalamet ha meno fantasmi, e l’intraprendenza che gli farà vivere appieno i propri desideri va di pari passo con la propria evoluzione e con quella della storia.

 

La conferenza stampa di CALL ME BY YOUR NAME alla Berlinale 2017

foto di Mariella Dei La conferenza stampa di Call me by your name alla Berlinale

foto di Mariella Dei La conferenza stampa di Call me by your name alla Berlinale

 

foto di Mariella Dei - Luca Guadagnino alla Berlinale 2017

foto di Mariella Dei – Luca Guadagnino alla Berlinale 2017

 

 

 

foto di Mariella Dei - Armie Hammer e Thimotee Chalamet alla conferenza della Berlinale 2017

foto di Mariella Dei – Armie Hammer e Thimotee Chalamet alla conferenza della Berlinale 2017

 

 

 

foto di Mariella Dei - Armie Hammer e Thimotee Chalamet raccontano alla Berlinale la costruzione dei loro personaggi

foto di Mariella Dei – Armie Hammer e Thimotee Chalamet raccontano alla Berlinale la costruzione dei loro personaggi