A Rassina (AR) pronto il teleriscaldamento a cippato. Ma l’impianto divide i cittadini

Posted by on Feb 5, 2015 in Contemporaneo globale, Territorio e passato | 0 comments


Il plesso scolastico di Rassina da aprile sarà scaldato da un impianto a biomasse. Il Comune di Castel Focognano annuncia il termine dei lavori sul generatore a cippato, alternativo al metano, che brucerà legno locale e porterà un risparmio del 30%. Il Comitato dei cittadini che si oppongono teme l’inquinamento da polveri sottili: “è un’opera superflua e inadeguata, troppo vicina alla scuola, il paese ha già troppe emissioni e temiamo per la nostra salute”. I tecnici rassicurano: “non inquina, non fa rumore e darà anche lavoro”.

di Mariella Dei

impianto cippato rassina

l’impianto di teleriscaldamento a biomasse di Rassina

 

Un impianto di teleriscaldamento a cippato da 540 kw entrerà in funzione a Rassina (Castel Focognano, AR) a partire da aprile. Lo ha ufficializzato l’Amministrazione comunale di Castel Focognano in un incontro pubblico, convocato lo scorso 29 gennaio 2015 nell’auditorium di largo Champchevinel.

L’assessore ai lavori pubblici Christian Gambineri ha confermato che i lavori sono in dirittura di arrivo, e dal 15 febbraio cominceranno le prove tecniche.

L’impianto, bruciando legno locale, riscalderà l’intero plesso scolastico di Rassin. L’allacciamento è esteso ai privati che ne faranno rischiesta. Si tratta del secondo impianto di questo tipo che viene costruito nel comune: a Carda è già funzionante e scalda le case di decine di famiglie residenti nella frazione montana.

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Rassina, incontro pubblico del 29//2015

L’assessore Gambineri ha riunito al tavolo dei relatori i tecnici che hanno progettato, installato e hanno a che fare direttamente con l’opera che, fra la paestra e il campo da tennis, a poche decine di metri dal corso dell’Arno, è completata, ma ancora transennata. Davanti all’assemblea dei cittadini hanno relazionato quattro ingegneri: Valter Francescato di AIEL, Massimo Benedetti, Michele Vannuccini, il progettista dell’impianto Andrea Profeti. Hanno  illustrato tutto quello che c’è da sapere, anche con l’aiuto di immagini proiettate, dando risposte a ciò che i presenti sentono il bisogno di chiedere. Assenti all’incontro i rappresentanti di ARPAT, LEGAMBIENTE e i tecnici della Regione Toscana, invitati dall’amministrazione. Presenti invece, e hanno animato un dibattito vivace, i rappresentanti del Comitato costituito dai cittadini che si oppongono al progetto.

L’impianto di teleriscaldamento di Rassina funzionerà con 160 tonnelate di cippato all’anno, capaci di riscaldare 40 mila metricubi. “Per l’amministrazione comunale- spiega l’assesore Gambineri, rappresenta un grande risparmio. Energeticamente del 15% (circa seimila euro) nel primo anno e del 30% nei successivi, percentuali relazonate ai 40 mila euro di metano che il comune spende annualmente per riscaldare le scuole. In più, i costi per i trasporti non sono a carico del Comune, che sarà proprietario dell’impianto fra venti anni“. Un risparmio totale di diecimila euro per il 2015-16. “Il Comune adesso paga solo la concessione del terreno“.

La cronologia della storia: l’impianto di Rassina è stato finanziato attraverso il bando regionale del 22 febbraio 2010, lo stesso che ha portato alla costruzione, in provincia di Arezzo, degli impianti a biomasse di Loro Ciuffenna e di Terranuova Bracciolini. Il Comune di Castel Focognano presentò domanda alla Regione il 28 giugno 2010, ancora sotto l’amministrazione Ferrini. Il 27 marzo 2012, con la comunicazione di ARTEA, il Comune ha ricevuto circa 165 mila euro per costruire l’impianto, su un costo totale di 330 mila euro, a carico della Regione Toscana.
Il 3 agosto 2013 il Comune ha affidato la gestione dell’impianto a Ecoenergie. Una settimana dopo la Giunta ha approvato il progetto in Consiglio. Il 14 agosto 2103 ha consegnato i lavori.
Il 12 giugno 2014 la Giunta guidata dal sindaco Massimiliano Sestini, appena insediatasi, ha ereditato il pogetto che, dopo un paio di proroghe, è stato portato avanti e terminato. L’asfaltatura di via Turati e della zona stadio è stata rimandata per consentire eventuali allacci da parte dei residenti all’impianto vicino alle scuole. I dati e le date sono quelle che l’assessore Gambineri ha pubblicamente illustrato, prima di lasciate spazio agli aspetti tecnici e al dibattito che divide i cittadini.

impianto cippato rassina

l’impianto a cippato di Rassina (AR)

UN IMPIANTO A BIOMASSE A RASSINA: “E’ IMPRESCINDIBILE, SIAMO NELLA “CAPITALE DEL LEGNO”.

Parafrasando il punto di vista di tecnici e costruttori. Il Protocollo di Kyoto, il surriscaldamento globale, il ridimensionamento delle emissioni, le alternative al metano sono tutti i fattori che l’ingegner Valter Francescato, direttore tecnico di AIEL, ha ricordato nel corso dell’ assemblea. Sono i cardini su cui è impiantata la missione dell’ AIEL, l’ associazione No Profit di cui è direttore tecnico, che attraverso dieci persone con sede a Padova promuove dal 2001 l’utilizzo di biomasse di origine agricola e forestale. “Ad ogni incontro che tengo, la prima cosa che spiego è come accendere un fuoco: l’inquinamento lo produce chi il fuoco lo accende male“- spiega Francescato, che mette a confronto costi e limiti dell’uso del metano a fronte della materia autoctona che in Toscana, a suo avviso, è ancora troppo poco utlizzata per riscaldare (l’80% delle famiglie usa il metano, il 13% il legno, pari a 230 mila famiglie su un milione e mezzo). La legna viene spesso “bruciata male” nei caminetti e nelle stufe. “E’ questo che inquina- rimarca- non gli impianti a biomasse.

E’ necessario che la materia prima da bruciare sia di ottima qualità (per stagionatura, dimensione, provenienza) – prosegue il tecnico- la legna deve essere vergine e priva di umidità. Il fuoco va acceso dall’alto, già solo con questo gesto si riduce il 50% delle polveri emesse nell’atmosfera. In Italia 10 mila incendi sono causati da canne fumarie installate secondo parametri non conformi”. Maggiore è la qualità della caldaia o dell’impianto generatore, minore è l’inquinamento che si produce: “Il particolato che i generatori a cippato producono e che preoccupa i cittadini non è tossico, fuoriesce da caldaie moderne, si riduce a sali minerali che compongono il legno, e quello che usiamo è necessariamente di ottima qualità: se il legno è scadente o non conforme, l’impianto si blocca. Il generatore di energia è di tipo evoluto, ha un’efficienza certificata secondo i parametri di emissione. I filtri sono ottimi: più l’impianto è grande, più è efficiente. A confronto- conclude Francescato- una stufa tradizionale alimentata con legname scadente, o cinque camini che emettono fumo bruciando legno di dubbia qualità sono mille volte più inquinanti di questo impianto. Inquino se brucio male il legno, e se uso legno cattivo. Se brucio nel modo giusto, e uso legno buono, no. La differenza sta nel modo di bruciare la legna. Una caldaia a cippato è una sorgente virtuosa”.

I progetti a biomasse come quello di Rassina sono realtà e consuetudine da anni in varie zone del nord Italia. Qualche esempio: l’impianto da 600 Kw del comune di Fregone (TV) produce energia nel paese dal 2007; quello di San Giovanni a Natisone (UD) è di 10 kw e alimenta un intero residence. A Praglia (PD), nei Colli Euganei, l’impianto a cippato alimenta un’abbazia del 1200. Il più vicino al Casentino è l’impianto da 500 Kw di Loro Ciuffenna (AR), inaugurato nel 2006. Secondo AIEL quella delle biomasse è una filiera di sviluppo che dà beneficio, e offre pure opportunità di lavoro a giovani e disoccupati: “lavorando in loco si riappropriano del territorio e del proprio bosco”. Il plesso scolsatico di Rassina è un’area sensibile: “l’inquinamento acustico non esiste: non ci saranno rumori, abbiamo fatto uso di materiali fonoassorbenti“.

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i cittadini promotori del comitato contro l’impianto

“Il SURRISCALDAMENTO GlOBALE O L’INQUINAMENTO DI UN PAESE?”

Cosa è più importante? La salute del Pianeta o quella degli abitanti di un paese? E l’aut-aut che molti cittadini, riunitisi in un comitato che si oppone all’impianto a cippato, riportano per fermare l’avvio del teleriscaldamento ormai annunciato. Nonostante le delucidazioni e i chiarimenti dei tecnici ricevuti durante l’assemblea, sono preoccupati: “a noi risulta che le biomasse producono inquinanti altamente cancerogeni. C’è davvero bisogno di questo impianto in un’area sensibile, e in un paese già “delicato” dal punto di vista delle emissioni atmosferiche a causa della cementeria di Begliano?” Paola Stocchi, ex insegnante e cittadina di Rassina, espone queste perplessità, sue e di altri compaesani, e chiede garanzie all’amministrazione:

 

 

 

Sull’argomento prende parola anche l’ATASAC: il suo rappresentante, Leonardo Zamponi, risiede a Rassina e trova l’impianto inadatto per la sua collocazione:

https://www.youtube.com/watch?v=9gCAAlGBs7E

Anche i rappresentanti di alcune associazioni ambientaliste hanno preso a cuore la situazione di Rassina. Giancarlo Martini è ambientalista e promotore di un comitato che a Calbenzano (frazione del comune limitrofo) ha denunciato l’inquinamento idrico causato da un impianto alimentato a biomasse di produzione animale:

http://youtu.be/2jbqMwEtqws

 

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Christian Gambineri, assessore ai ll.pp. Comune di Castel Focognano (AR)

L’Amministrazione comunale, rappresentata dall’ Assessore ai Lavori Pubblici Christian Gambineri, risponde ai dubbi dei cittadini:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mariella Dei

Rassina (Castel Focognano), febbraio 2015