Il Ritorno di Keanu Reeves

Posted by on Nov 20, 2014 in Contemporaneo globale | 0 comments


 

 

Keanu Reeves al photo call di Side by Side a Parigi, Champs Elysees Film Festival 2014

Keanu Reeves al photo call di Side by Side a Parigi, Champs Elysees Film Festival 2014

Interpretare un personaggio mefistofelico e malvagio” è sempre stato un suo desiderio. Lo aveva espresso fin dal 1986, da quando ha cominciato a recitare e a farsi strada ad Hollywood. Vero, qualche parte del genere negli anni gli era capitata: è stato il rancoroso Don Juan ( Molto Rumore per nulla, 1993), il lunatico Griffin (the Watcher, 2000), e Donnie, il gradasso di provincia che picchia la moglie ma che, alla fine, non ha ucciso l’amante come tutti pensano (The Gift, 2000). Ha anche avuto da Gus Van Sant il ruolo ambiguo, complesso e affascinante di Scott Favor, l’ adolescente freddo e ribelle che spezza il cuore ad un intensissimo River Phoenix nel film più controverso degli anni Novanta (My own private Idaho, 1991). Ma ci sono voluti ventisei anni prima che col ghigno di Donaka Mark in Man of Tai Chi (2012) realizzasse quel suo desiderio nella modalità più vicina alle sue intenzioni. Il ruolo infatti se lo è scelto. Come se Keanu Reeves, cinquant’anni e altrettanti film in tre decadi di carriera, volesse mettere a tacere i personaggi del passato che lo hanno consacrato e limitato allo stesso tempo.

Keanu Reeves durante le interviste sul red carpet di Man of Tai Chi. Parigi, Champs Elysees Film Festival 2014

Keanu Reeves durante le interviste sul red carpet di Man of Tai Chi. Parigi, Champs Elysees Film Festival 2014

 Nella filmografia degli anni Ottanta Keanu Reeves è stato quasi sempre l’ adolescente ingenuo. I ruoli a seguire lo hanno solo  consolidato nell’immagine di “buono” nelle più svariate declinazioni: l’ agente surfista dell’FBI che, dopo aver sfidato tutti gli elementi del cosmo per ammanettarlo, libera il nemico e getta nell’oceano il distintivo (Point Break, 1991), il fidanzato fedele vittima di vampire assetate (Dracula di Bram Stoker, 1992), il poliziotto che salta e disinnesca bombe sui bus in corsa (Speed, 1994) e quello che insegue criminali sfidando i suoi stessi superiori (La notte non aspetta, 2008); è stato esorcista che patteggia con Dio e col Diavolo (Constantine, 2004), medico romantico e respinto ( Tutto può succedere, 2003), soldato dal cuore d’oro (Il profumo del mosto selvatico, 1995), Siddharta  per Bernardo Bertolucci (Piccolo Buddha, 1993) e l’Eletto che salva l’umanità dall’onnipotenza delle macchine nella trilogia dei Wachowski (Matrix, 1999 – Matrix Reloaded, 2003- Matrix Revolutions, 2003).  un incasso pari a 185 milioni di dollari e la sua quotazione salì a 20 milioni di dollari a film.

Sui grandi schermi italiani Keanu Reeves manca dal 2008, se escludiamo 47 Ronin del 2013, arrivato in Italia a macchia di leopardo e in sordina. Ultimatum alla terra (2008) fu presentato anche a Roma, il film non brillò. E nemmeno i ruoli di Reeves nelle pellicole successive lo hanno fatto splendere. Dopo un decennio dalla trilogia di Matrix e dalla popolarità planetaria, il suo nome è quasi sparito dai titoli delle grandi produzioni dell’industria cinematografica. Che cosa è successo?

Abbiamo incontrato Keanu Reeves al Champs Elysees Film Festival di Parigi nell’estate 2014. Una cosa è stata subito evidente: con l’esordio da regista nel 2012, ha coronato il sogno di esplorare la parte più oscura dell’essere umano, ma ha anche affrontato quella della sua carriera. E’ uscito di scena elegantemente dall’ immobilità forzata in cui gli schemi e l’oblio degli Studios lo volevano rilegato, ha reciso il cordone ombelicale con il suo manager di sempre, Erwin Stoff, e si è avventurato verso nuove prospettive. Lentamente, Reeves ha costruito e recitato il “cattivo” più importante della sua vita, regalandosi una svolta. Si è aperto nuove porte da regista, attore, produttore indipendente con una propria etichetta. Si è scelto altri ruoli e storie a tinte cupe. Ha abbracciato progetti che viaggiano su binari diversi da quelli dell’intrattenimento (come il documentario Side by Side), ed altri, ambiziosi e al momento imponderabili, che destano molta curiosità.

Li vedremo tutti (speriamo anche in Italia) nel 2015.

John Wick è uscito nei cinema Usa il 24 ottobre scorso e si è piazzato al secondo posto al botteghino nel primo fine settimana. E’ stato accompagnato da una corposa campagna promozionale negli Stati Uniti. Critica e pubblico di oltreoceano hanno dato un riscontro positivo unanime al film e al ruolo cupo dell’ex killer in lutto che torna a sterminare mafiosi per vendetta che Reeves fa risuonare di furia, di disperazione, di ironia insieme:

Con gli stessi registi del suddetto film (David Leitch e Chad Stahelski, sono stati sue controfigure in Matrix come Tiger Chen di Man of Tai Chi) Keanu Reeves tenterà il grande salto in tv. Incarnerà John Rain, l’assassino antisociale che i romanzi di spionaggio di Barry Eisler hanno caratterizzato, in una singolare analogia con le caratteristiche più evidenti dell’attore, come solitario e con lineamenti orientali. Della serie televisiva, annunciata l’estate scorsa, Reeves sarà anche-produttore esecutivo. 

In Knock Knock di Ely Roth, girato a Santiago del Cile in primavera, ha sperimentato il genere psico-thriller erotico e lo vedremo torturato da due giovani intruse che gli piombano in casa.

The Whole Thruth, terminato ad agosto a New Orleans e ora in post produzione, difenderà come avvocato un ragazzino accusato di parricidio.

In Daughter of God, le cui riprese sono cominciate a novembre a New York, indagherà su una morte misteriosa a fianco dell’attrice cubana Ana de Armas (già insieme sul set di Knock Knock) e i contenuti scabrosi della trama fanno già discutere il pubblico statunitense.

Mentre Passengers aspetta un’evoluzione, cominceranno i lavori di Replicas. In entrambi progetti Reeves ha messo il suo marchio di produzione (Company Films) e sarà anche attore protagonista. In Replicas è un neuroscienziato che sfida le leggi umane e della Natura per riportare indietro la famiglia perduta in un incidente stradale e sarà diretto dalla regista Tanya Wexler (Hysteria). Sulla storia ha scommesso il produttore italo americano Lorenzo Di Bonaventura (Matrix trilogia, Constantine). Finanziando il progetto, Di Bonaventura ha tessuto le lodi dell’attore canadese: si è detto “impressionato dalla sua capacità di infondere umanità nel genere fantascientifico” e ha affermato di non vedere l’ora di “collaborare con lui in questa particolare versione di quanto lontano sarebbe disposto ad arrivare un uomo per cambiare il passato e le conseguenze della sue azioni“. L’interesse nel genere fantascientifico che lo ha consacrato è confermato anche dalle trattative, al momento in corso, per il ruolo protagonista di The Panopticon, di Tarsem Singh: una persona comune che riceverà una lettera da se stesso nel futuro per salvare il mondo dall’apocalisse.

Quando poi Reeves non sarà troppo impegnato con la sua nuova compagnia che produce motociclette di lusso, forse, presenterà anche Shadowsè il secondo libro artistico che realizza a quattro mani con l’artista Alexandra Grant; attraverso stampe artistiche e testo, i due autori si propongono di scandagliare il tema dell’ombra nelle sue tante sfaccettature e significati.

Al Champs Elysees Film Festival di Parigi abbiamo avuto diretto riscontro dell’impegno e dei risultati che caratterizzano il nuovo corso di carriera di Keanu Reeves. Abbiamo seguito la presentazione dei primi due lavori cinematografici che ha realizzato da regista e da produttore indipendente:  Man of Tai Chi, e Side by Side. Ve ne proponiamo la documentazione negli articoli e nei filmati di Zenith magazine di questa e della prossima settimana.

Buona lettura e buona visione.

 Mariella Dei
 

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